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Pane condiviso

· ​Esercizi spirituali della Curia romana ad Ariccia ·

«La pedofilia e l’attaccamento ai soldi sono i due comportamenti del clero che più feriscono e fanno adirare il popolo cristiano». E «ciò che invece lo fa felice è il pane condiviso», una Chiesa capace di vivere la trasparenza di Gesù che, «coraggioso come un eroe e tenero come un innamorato, non si è fatto comprare da nessuno e non è mai entrato nei palazzi dei potenti se non da prigioniero».

Annika, «Il miracolo dei pani e dei pesci» (2011)

Non ha usato giri di parole padre Ermes Ronchi, mercoledì mattina 9 marzo, nella sesta meditazione degli esercizi spirituali predicati al Papa e alla Curia romana, nella cappella della Casa Divin Maestro di Ariccia. Denunciando anche lo scandalo della fame nel mondo e invitando a lottare contro gli sprechi.

Per la riflessione ha preso le mosse dalla domanda di Gesù ai suoi discepoli: «Quanti pani avete?» (Marco 6, 38; 8,5; Matteo 15, 34). «Il segno del pane» ha fatto presente padre Ronchi, nel Vangelo «è il più ripetuto perché il più carico di simboli». Puntando subito lo sguardo sulla Chiesa, il predicatore ha messo in guardia dal considerarla come «un’istituzione che ripete da millenni le stesse parole e gli stessi riti; una centrale che cerca di produrre consenso o un’agenzia di rating che dà i voti sulla vita morale delle persone». La Chiesa, ha rimarcato, «è una madre che protegge la vita in tutte le sue forme, annuncia che è possibile vivere meglio per tutti e che Gesù ne possiede la chiave».

«La Chiesa — ha proseguito — è Gesù-discepoli-e-folla, tutti insieme, con però qualcosa che passa di mano in mano, che li tiene legati insieme e vivi insieme: non sono dogmi o precetti, è il pane e la compassione che sono entrambi beni divini». 

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