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Palestra di vita

· Tavola rotonda in redazione ·

I ragazzi sottolineano l’importanza dei rapporti umani, chiedono di essere più protagonisti e si lamentano: “Studiamo cose troppo vecchie”

Materie? Programmi? Professori? Metodi di studio? Niente di tutto questo. Il primo pensiero dei ragazzi nel parlare di scuola è dedicato alle relazioni interpersonali. La scuola come luogo di incontro, a volte di scontro, di idee e di personalità e, proprio per questo, momento e occasione di crescita. È quanto emerso dalla tavola rotonda che «L’Osservatore Romano» ha organizzato nella sua sede in occasione dell’inizio del nuovo anno scolastico. Una ventina di ragazzi, alunni o da pochi anni ex alunni del liceo romano Pilo Albertelli, si sono ritrovati a discutere, sollecitati dal direttore del nostro giornale, Andrea Monda, per condividere la loro esperienza di scuola e le loro idee per una scuola migliore. In questa pagina il resoconto del loro dibattito, un botta e risposta molto libero che riportiamo senza toccare il registro colloquiale degli interventi.

MONDA Inizia l’anno scolastico. Lo chiedo a voi ragazzi che ancora frequentate il liceo o che lo avete da poco concluso. Cos’è stata la scuola per voi? Cos’è la scuola? Parlateci di questa avventura che, a diciotto-vent’anni, ha occupato buona parte della vostra vita. Cosa è questa strana cosa che vi ha coinvolto ogni giorno per nove mesi all’anno? Insomma, cosa è stata questa esperienza per ognuno di voi? Come l’avete vissuta? Cosa ha rappresentato nel vostro personale percorso di vita?

Matteo Dico la verità: non è stata un’esperienza così totalizzante. A voler dare dei numeri potrei dire che negli anni del liceo ha occupato non più del 60 per cento del mio tempo. Ho sempre fatto tante altre cose: sport, interessi vari. Alla fine studiavo nei ritagli di tempo e anche i rapporti con gli altri compagni sono stati abbastanza limitati. L’ho presa con lo spirito di chi dice: “Faccio quello che voglio, quello che posso, cercando di farlo al meglio”. Sicuramente la scuola mi ha insegnato la pazienza con certe persone, l’autocontrollo. E, tutto sommato, mi sono divertito tanto.

Vincenzo Io sono ancora studente liceale e per me, a differenza di Matteo, la scuola è molto importante. Sicuramente occupa una percentuale più alta della mia vita. Nei primi due anni di liceo abbiamo imparato un sacco. Ma non sono mancati i problemi: abbiamo cambiato molti professori e anche la classe si è svuotata. Considerato che io già per carattere sono poco espansivo, questa precarietà non mi ha facilitato i rapporti con gli altri.

Greta Vorrei tornare anch’io sul tema dei rapporti umani e in particolare sullo stare in disparte. Secondo me il passaggio medie-liceo vale quello liceo-università. Alle medie avevo meno desiderio di stringere legami. Era difficile. Anche perché credo che a quell’età prima di tutto si debba conoscere se stessi, capire chi si è. Al liceo invece, a parte il fatto che c’è più tempo, sono più anni, si conosce meglio il proprio carattere e si comincia a legare con gli altri. All’università si rifà più complicato perché ogni corso la gente cambia. Comunque alla fine si formano i soliti gruppetti.

Leonardo Sono di parere opposto. Tra medie e liceo, gli equilibri mi sono parsi gli stessi. Del resto, ognuno vive le esperienze con sensibilità diverse e si reagisce in maniere differenti a stimoli e ambienti differenti. Io, per esempio, ho fatto le medie in un istituto molto rigido. Giunto all’Albertelli dove c’è un ambiente più caldo, accogliente, mi sono trovato a studiare di meno.

Flavia Io vorrei rileggere l’esperienza scolastica alla luce di quella universitaria. Sicuramente è stata un’esperienza bella, però è stato come vivere in una bolla, in un ambiente ovattato. Ti ci trovi dentro e, di fatto, non capisci appieno quello che accade intorno a te. Credo che manchi un po’ l’aderenza alla realtà, alla vita, mancano contatti più diretti con l’ambiente esterno, con il territorio.

Chiara Sono d’accordo. L’unico aspetto in cui la scuola comincia ad allenarci è proprio quello delle relazioni. Del resto sei costretto a dividere spazi e tempo con molte altre persone, e quindi a confrontarti con la diversità che rappresenta l’altro. A volte è un incontro. Altre volte uno scontro.

Monda Curioso che da questi vostri primi pensieri manchino del tutto i professori. La scuola è solo una questione di amicizie e di rapporti?

Matteo Per la verità, quando parlavo di “sopportare” mi riferivo soprattutto a certi professori.

Vincenzo Io sono arrivato al liceo da fuori Roma, catapultato in una città più grande. È stata quindi un’esperienza notevole per me. Per entrare nello specifico scolastico della “formazione”, direi che la formazione passa per la mentalità di una persona. Nei professori e in come viviamo le singole materie si vede già un accenno delle persone che vogliamo essere. Io non so se dopo il liceo seguirò questa o quella disciplina, ma certamente seguirò la “mentalità” che mi è stata data.

Monda Provate ad andare più in profondità e chiedervi: “Cos’è la scuola per me?”.

Danila A scuola mi sono formata. Sono cresciuta sotto tutti i punti di vista. Mi hanno aiutata anche esperienze collaterali come il giornalino scolastico, la partecipazione al progetto “Mare Nostrum” o a quello culturale di “Bomba Carta.” Io credo che vivere la scuola in maniera totale sia fondamentale. Si impara a crescere anche nelle relazioni con i compagni, a confrontarsi, anche a scontrarsi. Ci sono poi i professori... già: forse noi li sottovalutiamo. Però loro non sono lì solo per darci il tormento. Sono lì per farci crescere. In realtà sono nostri alleati nella crescita, non dei nemici. Da loro dobbiamo saper cogliere il meglio.

Ginevra Sono d’accordo con Greta. Male alle medie e bene al liceo dal punto di vista delle relazioni sociali. Alle medie si sviluppavano più invidie e gelosie. Alle superiori c’è invece un ambiente diverso, più aperto. Io stessa sono diventata una persona più aperta. Però, altro che 60 per cento: la scuola mi ha occupato almeno il 98 per cento della vita. Non mi è rimasto niente altro. Mi sembra di non saper fare niente altro se non andare a scuola. Davvero, io ora non so cosa mi piace.

Francesco Tutti parlano di relazioni. E io direi che sono le persone a definire una scuola. Spesso quando si sceglie una scuola si va a vedere cosa offre in termine di cose, di servizi, di strutture, di progetti. Ma si dimenticano le persone. E invece sono le persone che contano. I professori in particolare. Un professore capace lo è anche senza strumenti tecnologici a disposizione. Io definirei la scuola come persone.

Leonardo Questo discorso mi fa pensare a quando si parla del professore che fa appassionare alla sua materia. Io non ci credo più di tanto. Probabilmente può darti una mano e fartela piacere di più. Ma non esageriamo.

Francesco Certo, ci deve comunque essere una predisposizione dello studente.

Filippo A me sembra che ci sia una differenza abissale tra medie e liceo. Soprattutto nel metodo d’insegnamento. Il liceo ti indirizza verso una strada alla scoperta di te stesso. Per quanto mi riguarda, gli anni del liceo hanno cambiato la mia vita. In questi anni ho scoperto molto di me.

Camillo Per me la scuola è stata soprattutto un confronto con gli adulti. Di fronte a loro mi sono ritrovato a dire: “Voglio essere così”, oppure: “Non sarò mai così”. Io guardavo i professori e cercavo di capire se erano contenti, se erano persone realizzate. È stata questa la mia prima grande scoperta. Guardando indietro posso dire di essere davvero grato alla scuola. Ho cercato di viverla in maniera totalizzante. Anche per questo ho fatto il rappresentante di classe e mi sono impegnato a portare all’interno della scuola persone della società civile che si potessero confrontare con noi studenti. Sono tutte occasioni in cui si impara quale adulto vuoi essere.

Daniele Sono d’accordo con Vincenzo sulla “mentalità”. In ogni caso, però, le relazioni occupano una percentuale enorme del percorso a scuola. Simpatiche o meno le persone che incontri a scuola, devi imparare a relazionartici. Possono essere cinque anni d’inferno così come i più belli della tua vita. Dipende dal nostro atteggiamento. Per me ci sono stati sia un po’ di inferno che momenti molto gratificanti.

Giacomo La mia esperienza scolastica non è stata delle migliori. Ho iniziato studiando tanto, anche più del necessario, ma mai con ottimi risultati. E questo era frustrante: ci rimanevo male, perché io davo tutto me stesso ma non ottenevo quello che mi aspettavo. Il primo anno alle superiori è stato devastante. Poi ho capito di essere dislessico e ho cominciato ad affrontare questa mia difficoltà in maniera diversa. Purtroppo molti (anche molti professori) pensano che evidenziare la propria dislessia sia una scusante per evitare lo studio. In realtà è solo una difficoltà che può essere superata grazie anche all’aiuto dei professori, che però devono capire. Occorre semplicemente un cambio di metodo nello studio. Io, per fortuna, nel cambiare scuola ho trovato non solo persone simpatiche ma ho avuto la possibilità di studiare nel modo migliore. Ora vivo la scuola in modo più sereno.

Federica Io, a dire la verità, non ho mai avuto tanti ostacoli durante il mio percorso scolastico. Mi è piaciuta molto la storia di Giacomo, perché parla di “scoperta”. Ecco, la scuola è una scoperta. Scopri la socialità, scopri te stesso. Forse se i programmi non si ripetessero all’infinito sarebbe meglio... Vorrei ricollegarmi a quanto detto da Ginevra che lamentava: “So solo studiare!”. Anch’io volevo arrivare a saper fare qualche cosa. Tant’è che volevo studiare lingue per poter dire: “So fare qualche cosa!”. Ora invece penso che forse non sappiamo neanche studiare! Altrimenti non avremmo questo senso di amarezza. Lo studio, infatti, dovrebbe restituirci qualche cosa. E allora penso che i problemi della scuola siano conseguenti ai problemi che i ragazzi hanno a relazionarsi, con gli altri, ma anche con un’attività come lo studio. Si tratta, credo, di capacità di dedizione. Non intendo il senso del dovere, o il voler dimostrare qualcosa, ma di un vero e proprio calarsi in pieno in quello che si sta facendo. In una società che ti chiede di essere sempre produttivi, di ottenere risultati... è difficile sentire la passione, avere semplicemente passione per quello che si fa. Questo vale anche per i professori: hanno paura, sono tesi. E lo trasmettono. Per combattere le loro paure i professori si nascondono dietro i programmi: c’è un programma da rispettare, da finire, ci sono dei risultati da ottenere.

Monda Sicuramente è interessante questo tema della difficoltà delle relazioni in un mondo che spinge all’efficienza e alle prestazioni. Vi riconoscete in quello che ha detto Federica? E vi chiedo: nella vostra esperienza scolastica, avete mai fatto un vero “incontro”, positivo o negativo, con gli adulti? C’è qualcosa in cui la scuola si è rivelata nell’ambito dei rapporti umani?

Filippo Io al liceo venivo criticato e c’è stata una vera battaglia con me stesso. Crescere è difficile. Sicuramente sono cambiato, ma non so se in meglio o in peggio.

Camillo Per me quell’“incontro” di cui parla il direttore ha un giorno e un’ora ben precisi. Lo ricordo perfettamente. La professoressa di latino invece della versione, ci diede un brano di Terenzio da commentare. Ricordo bene il giorno in cui riportò i compiti e mi disse: “Sono molto contenta di come hai commentato. Tu hai un dono, coltivalo!”. Per un ragazzo di 15 anni come ero, fu importantissimo: per la prima volta nella vita mi sentivo valorizzato. Mi sono reso conto che qualcosa di simile, in altre occasioni la professoressa fece anche con i miei compagni, a ognuno sottolineando un particolare, una qualità differente. Ricordo che ci siamo affezionati a lei come a una madre. E anche quando dopo un anno, essendo una supplente, andò via, siamo rimasti in contatto, ci siamo scritti, è diventata una confidente. Quel giorno per me ha segnato un prima e un dopo. Certo, durante la scuola ci sono state anche esperienze negative, ma quando qualcuno si accorge di te la vita cambia!

Francesco b. Per me la scuola è stato un modo per crescere. Io ho sempre avuto il difetto cronico di arrivare in ritardo e ricordo ancora il giorno in cui il vicepreside mi disse: “fai un altro ritardo e ti boccio!”. A 14 anni pensi che il mondo ti viene incontro, poi capisci che sei tu che devi muoverti, che devi cambiare. La scuola deve essere un posto che forgia i caratteri.

Tiziano La scuola è una parte significativa della mia vita. Gran parte del mio tempo l’ho trascorso lì. È un mezzo per conoscere persone differenti da te. Ti mette anche di fronte a situazioni di ingiustizia, di disparità. E io mi sono spesso sentito leso da certe ingiustizie. Certi valori tanto sbandierati poi in pratica venivano messi da parte.

Francesca Scuola è palestra di vita. È confronto con gli altri. L’insegnamento non mi è stato dato tanto dai professori, ma dalle esperienze vissute.

Monda A questo punto, dopo aver ripercorso cosa è stata per voi la scuola, vi chiedo: Come dovrebbe essere la scuola?

Leonardo La cosa bella della scuola è che ognuno la vive con un’intensità differente. Io penso che la scuola non debba cambiare. Perché in realtà è ognuno che decide quanto la scuola può dare alla propria vita. Certo, l’esperienza avuta da Camillo è interessante, e potrebbe aiutare molte persone. Se devo dire qualcosa, io penso che, in fondo, la scuola non ti insegna quanto può essere “cattiva” la vita. Tutto sommato se ne esce sempre tranquillamente.

Federica Invece a me sembra che ci sia tanta pressione. C’è addirittura chi arriva al suicidio.

Leonardo Ma la pressione nella vita c’è...

Federica Certo, ma non è così semplice da sopportare.

Leonardo Devi capire da solo cosa fare. Devi maturare. Se prendi “2” devi capire... non è colpa della scuola.

Federica È curioso che molto spesso capita di lamentarci della scuola, però appena si parla di modifiche ci arrabbiamo. Io cosa cambierei? Mah, non è poi così male. Però i ragazzi dovrebbero essere ascoltati di più nelle idee, nei loro pensieri. Su una lezione sarebbe più importante chiedere loro: “Cosa hai capito?”, e non “Cosa ti ricordi?”. Bisogna vedere come evolve il loro pensiero. Io per anni ho avuto questa sensazione: più studiavo e meno pensavo. Ecco, nella scuola vorrei più spazio per pensare.

Greta Io cambierei l’alternanza scuola-lavoro. Pensavo fosse una bella idea, la possibilità di esplorare campi nuovi. Per la verità molti erano pessimisti già in partenza. In effetti è una buona idea, ma gestita male. Cosa cambiare nella scuola? Il problema è che quando le cose cambiano vanno peggio.

Chiara Ogni cambiamento è un rischio. Perciò ci fa paura. Però ci sono dei limiti nella scuola. Io credo che dovrebbe essere più personalizzata. Oggi la tendenza è a rendere tutto uguale per tutti, così come nei criteri di valutazione. Non mi piace. Più che il voto è importante vedere come è stata interiorizzata la cosa studiata. Sono le differenze a far vivere la scuola in modo più educativo. In ciò il ruolo del professore è fondamentale ed è di una responsabilità incredibile. Nei programmi, inserirei molto di più l’attualità. Studiamo troppe cose vecchie.

Tiziano L’attualità è una lacuna impressionante nella scuola. A scuola, ad esempio, non si parla di politica. Non mi riferisco alla contrapposizione dei partiti, ma al confronto di pensieri, alla capacità di discutere.

Vincenzo Sono d’accordo. Serve più politica in senso aristotelico, così come alla paideia platonica. Il dialogo tra professore e alunno, che non si esaurisce nella semplice attribuzione di un voto, è il crocevia essenziale della scuola. Bisogna ripartire dal binomio parole-fatti: i concetti spiegati devono essere parte integrante del metodo.

Danila D’accordo sull’attualità. Devo dire che nella mia scuola, grazie al fatto che spesso venivano giornalisti o esperti di varie materie a parlarci, ho sentito molto il contatto con la realtà. Sono però anche convinta che non è la realtà che deve entrare nella scuola, ma sono i valori della scuola che devono entrare nella realtà. Il messaggio è: ci sono delle regole, ma tu puoi cambiare le cose. Inoltre credo che lo studente debba avere una parte più attiva nella scuola, anche a livello concreto, come occuparsi della pulizia degli ambienti o proporre nuovi corsi di approfondimento.

Monda La scuola ha mai avuto a che fare con la vostra creatività? Vi ha lasciato un margine di libertà dove scoprire la vostra creatività? E poi, la scuola ha a che fare con il vostro futuro?

Flavia Io partirei dal considerare prima di tutto la struttura stessa dell’aula scolastica, con la cattedra separata e i banchi disposti di fronte. Il professore parla e gli studenti davanti che, tra l’altro, si danno tra loro le spalle. Tutto ciò riflette la mancanza di protagonismo degli studenti. Sono passivi. Certo, è importante sviluppare le mie capacità di ascolto, ma non sono comunque un protagonista attivo. Per me è importante anche uscire dall’aula, interrogarsi sui problemi reali, far sì che l’insegnante ceda un po’ del suo “potere”, far sviluppare nei ragazzi una capacità di analisi.

Matteo Ma noi arriviamo al liceo che siamo già improntati a questo. In realtà serve equilibrio: imparare a non parlare a sproposito, ma anche non essere intimorito nell’intervenire. Ci vuole più interazione. Soprattutto, credo, bisogna far capire che quel voto è solo un’analisi della conoscenza su un dato argomento, ma non definisce la persona.

Tiziano È vero che il rapporto tra professore e studente si risolve spesso in una realtà oggettiva calata dall’alto. Lo studente non può esprimere una propria idea. La creatività va a morire, il pensiero non emerge. C’è poca libertà e ci sono poche opportunità per le iniziative degli studenti. Di fatto: un completo disinteresse per la creatività.

Chiara Io credo che la difficoltà nel lasciare spazio alle idee degli studenti sia anche nel poco tempo a disposizione. Ci sono i programmi da rispettare. In fondo, tu studente ricevi il punto di vista di quella persona: è già qualcosa.

Leonardo Il problema è che quell’opinione ti viene presentata come un dogma.

Chiara Ma io so che il professore parla delle sue opinioni. Però, ad esempio, parlare di politica in modo oggettivo non è possibile.

Leonardo Ecco perché servono ore di dibattito e ore di lezione normale.

Matteo Io credo che un professore non sia tenuto a fare lezioni sull’attualità. A meno che non sia di Religione o di Storia e Filosofia.

Camillo Io credo che manchino lezioni di vita, di esperienza e di realtà. L’alternanza scuola-lavoro, così com’è, è inutile. Sicuramente occorrono momenti in cui si fa politica, ma nel senso aristotelico del termine: dibattere su cose concrete, conoscendo e discutendo aspetti della vita concreta. Mancano incontri formativi con la società civile, con la cittadinanza.

Federica Penso che serva anche una sorta di “atto di fede” nei professori e nella scuola. Ad esempio: ci può stare che un professore mi dica: leggi i Promessi sposi, vedrai che ti sarà utile. Penso però che sarebbe utile spiegare i programmi scolastici, perché si studia una cosa piuttosto che un’altra. Magari, forse, non capirò. Ma spiegamelo.

Matteo Ma la scuola non ti deve dare tutto. Ti deve dare l’essenziale affinché tu possa ricercare da solo il resto.

Francesco b. Ma già quello che studiamo è attuale! Così, ad esempio, nei Promessi sposi ritroviamo tante cose della vita attuale: le raccomandazioni, la mafia, e via dicendo. Alla scuola manca il contrario: bisogna tornare indietro e capire cosa c’è già dentro quelle cose.

Leonardo Questo è vero, ma fino a un certo punto. La cittadinanza e la Costituzione sono completamente assenti dalle materie. Molti arrivano a 18 anni, a votare, senza conoscenze.

Ginevra Sarebbe importante dare spazio alla storia contemporanea.

Greta I cittadini si formano sulla storia recente. La letteratura greca ti insegna la teoria, ma dov’è la praticità? Hanno pari importanza.

Tiziano Io penso che sia riduttivo pretendere che venga spiegata l’applicazione pratica delle cose insegnate. Consideriamo il fatto che certe cose sono propedeutiche all’università.

Francesca Noi sappiamo che tante cose non ci “servono”, ma non per questo sono “inutili”. L’utilità si ritrova personalmente, non può essere insegnata. La mentalità del “a che mi serve?” deriva dalla società. Ma le cose più belle — pensiamo a un’opera d’arte — spesso non sono direttamente funzionali.

Ginevra In realtà qualsiasi cosa ha un senso per qualcuno.

Francesca C’è un altro aspetto. Rispetto ad altri paesi, in Italia ci si laurea più tardi. Non si potrebbero ridurre gli anni dei corsi primari o secondari, magari andando a eliminare ripetizioni nei programmi? Poi, per quanto riguarda la creatività: il problema sta in una società sempre più tecnologica. La tecnologia riduce fantasia e immaginazione.

Monda Ma la scuola deve servire per il lavoro o è altro? Di questo parleremo in un’altra occasione.

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17 ottobre 2019

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