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Pakistan e India più vicini

· Tra iniziative economiche ed equilibri politici ·

Il Governo di Islamabad ha concesso all’India lo status di Most Favoured Nation (Mfn), un’iniziativa volta a normalizzare i rapporti commerciali tra le due potenze nucleari, rivali da decenni. In merito, il ministro dell’Informazione pakistano, Firdos Ashiq Awan, ha prospettato benefici economici per il Paese, sottolineando che il Governo ha agito in nome dell’interesse nazionale. Finora il Pakistan aveva legato la liberalizzazione del commercio con l’India alla risoluzione dell’annosa disputa sul Kashmir. Secondo gli analisti, la decisione rappresenta un passo avanti nel delicato processo di pace fra le due nazioni. Dopo lo stallo dovuto agli attentati di Mumbai, nel 2008, i negoziati sono ripresi solo quest’anno. Con lo status di Most Favoured Nation , non potranno essere imposti dazi, quote e altri ostacoli alle merci indiane, se non nella misura massima di quelle previste con i partner commerciali del Pakistan. Dal canto suo l’India aveva già concesso il Mfn a Islamabad nel 1996: tuttavia il Pakistan ha lamentato in questi anni perdite per le severe misure doganali indiane.

La mossa di Islamabad s’inserisce in una più ampia strategia diretta a potenziare la collaborazione economica tra i due Paesi che, entro tre anni, mirano a più che raddoppiare l’interscambio, passando dagli attuali 2,7 a 6 miliardi di dollari. L’iniziativa dell’Mfn, secondo alcuni economisti indiani, potrebbe aprire grandi opportunità di reciproca collaborazione nei settori dell’agricoltura, del tessile e del farmaceutico.

Ma non è solo l’elemento economico a caratterizzare lo scenario. C’è anche quello politico, e certo non è in posizione marginale. Dopo la recente visita del presidente afghano, Hamid Karzai, in India, il Pakistan non ha celato i timori di rimanere isolato, sullo sfondo di un contesto contraddistinto da un più forte legame tra Kabul e New Delhi. Karzai ha subito voluto placare ogni preoccupazione in merito, sottolineando l’importanza strategica dei rapporti di buon vicinato tra i Paesi dell’area. Fonti diplomatiche e giornalistiche rilevano però che questo non ha del tutto convinto il Pakistan. Temendo dunque una propria marginalizzazione, Islamabad cerca un riavvicinamento, anzitutto per via commerciale, con New Delhi, così da riequilibrare le complesse dinamiche che legano i diversi attori della regione.

Ma la situazione è spinosa. In un’intervista alla Cnn, l’ex presidente pakistano Pervez Musharraf ha lamentato che Karzai abbia preferito l’India piuttosto che il Pakistan nello stabilire più forti rapporti militari e diplomatici. Musharraf ha detto, tra l’altro, di aver insistito con Karzai affinché inVII personale da formare a Islamabad, non a New Delhi. Invito che sembrerebbe non essere stato accolto, se non in parte. Ricorda la France Presse che in passato Musharraf aveva affermato che l’India non di rado torna sul tentativo di alimentare la rivalità tra Afghanistan e Pakistan, a danno dei già fragili equilibri nell’area.

Ci si trova dunque di fronte a un mosaico in cui ogni tessera che si viene a inserire configura uno scenario assai mobile, dove è molto difficile stabilire un punto di incontro fra le parti in causa. Dopo il vertice di Istanbul, all’inizio di novembre, la Turchia si è proposta come possibile mediatore per la pace in Afghanistan; ora l’India, in qualche modo «contesa» da Afghanistan e Pakistan, si troverebbe a fungere, a sua volta, da ago della bilancia.

In questo complesso scacchiere s’inserisce l’elemento statunitense. Washington continua a esortare Kabul e Islamabad a fare di più per sconfiggere il terrorismo. E continua a dichiarare di non ricevere una risposta adeguata. Del resto, come ha ricordato recentemente il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ogni sforzo diplomatico — al di là di possibili, nuovi assetti geopolitici nell’area — non produrrà gli effetti desiderati se non è sostenuto dalla reale volontà di debellare definitivamente la minaccia terroristica. Giorni fa il «Washington Post» ha riportato la notizia secondo cui le autorità pakistane avrebbero intenzione di privilegiare la via diplomatica a quella militare nei riguardi dei talebani: una prospettiva, rilevano gli analisti, buona sulla carta, ma difficile da mettere in pratica. Sulla questione è intervenuto il comandante dell’esercito di Islamabad, il generale Ashfaq Pervez Kayani, il quale ha escluso la possibilità di un’offensiva militare unilaterale da parte degli Stati Uniti nella regione tribale del Nord Waziristan. Una decisione che invece potrebbe essere presa se Washington continuasse a valutare insufficiente la risposta di Islamabad alle violenze talebane. Ecco allora che dal nuovo tassello del mosaico, il riavvicinamento tra Pakistan e India, si attendono eventuali sviluppi, nella prospettiva di un oculato riequilibrio delle forze in uno scenario che permane tanto fluido quanto insidioso.

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