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Pagò con la sua vita l'opposizione al nazismo

· A Münster il cardinale Meisner presiede la beatificazione del sacerdote martire tedesco Gerhard Hirschfelder ·

La forza di Cristo sostenne Gerhard Hirschfelder nel corso di tutta la sua vita, ma in particolare nel periodo in cui venne rinchiuso e morì nel lager di Dachau. Lo ha detto il cardinale Joachim Meisner, arcivescovo di Colonia, nel corso della beatificazione del sacerdote tedesco martire, presieduta in rappresentanza del Papa domenica pomeriggio 19 settembre, nella cattedrale di Münster.

«L'amore di Cristo — ha detto il porporato — gli fece superare pericoli e avversità. In unione con Dio superò gli ostacoli della paura, dei pregiudizi, della viltà e della pusillanimità. La fortezza si dimostra portando con pazienza il peso dello stare insieme. Come cappellano e, in seguito, come responsabile diocesano della pastorale giovanile nella contea di Glaz, come diremmo oggi, svolse un compito pastorale importante ora come allora, ma nell'epoca di Hitler anche straordinariamente difficile». A quel tempo infatti — ha spiegato — «molti si rassegnarono alla tendenza dell'epoca, non vi parteciparono, si tennero ai margini e si trincerarono dietro le loro competenze. La risposta di Gerhard Hirschfelder non fu invece mai né di rassegnazione, né di lamentela, ma la sua mentalità puntigliosa ne fece un responsabile di pastorale giovanile simpatico, energico e pieno di slancio».

Il cardinale ha poi ricordato l'attività del nuovo beato tra i giovani per evitare che si lasciassero afferrare dall'ideologia nazista. «La sua esperienza di Cristo — ha affermato il porporato — il suo amore per i giovani e il suo legame profondo con loro, che a causa dell'ideologia nazista erano oppressi e in pericolo, gli fecero dimenticare tutta la paura e la cautela, per difenderli con impegno totale, dicendo: “Chi strappa dal cuore dei giovani la fede in Cristo, è un criminale!”». L'aspetto particolare che si nota nella vita del beato è la sua capacità di rimanere gioioso e sereno davanti anche alle più dure avversità e persecuzioni. «L'adesione della sua esistenza alla vita di Cristo — ha detto il cardinale — rese Gerhard Hirschfelder forte e felice nello stesso tempo. Fu veramente un testimone del Vangelo. Questo rese la sua missione fra i bambini, i giovani e tutte le altre persone tanto feconda che il nemico si sentì provocato e si irritò. Non si considerava un membro della retroguardia del Medioevo, come allora, e anche oggi, qualcuno vorrebbe definire i cristiani, ma come un araldo di un futuro di cui i suoi contemporanei non avevano nemmeno la più pallida idea. Questa adesione a Cristo lo riempì di una umile consapevolezza di sé e di una speranzosa consapevolezza della vittoria. Per questo fu così determinato nella sua vita e nelle sue azioni. Nulla era più lontano da lui del divenire un funzionario ecclesiale. Non era un vile, un timoroso, ma un testimone e un uomo pio. Fu, nel vero senso del termine, un martire, un testimone».

Certamente, egli pagò a caro prezzo questa sua fedeltà ai valori del Vangelo. «Molto spesso — ha ricordato l'arcivescovo di Colonia — nelle sue note spirituali dal carcere ricorre il termine “sofferenza”, certamente motivata dalla condizione di prigionia. Per Gerhard Hirschfelder il carcere e il campo di concentramento divennero il suo calvario, la sua Via crucis. Descrive le paure e le esperienze legate al carcere nelle quattordici stazioni delle sue riflessioni sulla Via Crucis. Perciò, le sofferenze in lui non hanno un'accezione negativa, ma si percepisce che in esse riconosceva il Dio dell'amore. “Io voglio soffrire per te” è di certo una dichiarazione d'amore. E Dio gli permise di soffrire. Dio incrociò la linea orizzontale della vita di questo pastore dinamico e simpatico con la linea verticale di Dio, cosicché dal segno “meno” del suo avversario scaturisse il segno “più” del suo testimone. La croce è il segno “meno” del mondo divenuto segno “più” attraverso la grazia di Dio. Gerhard Hirschfelder è assolutamente un segno “più”».

Durante la beatificazione, il cardinale Meisner ha fatto notare che del sacerdote Hirschfelder si parla ancora, mentre i suoi oppositori sono da tempo dimenticati. «Il fatto che — ha sottolineato — un giovane uomo, un giovane sacerdote riconoscesse in modo tanto intuitivo l'amore nel dolore, vedesse nella croce il segno “più”, scorgesse il cielo aperto sopra al carcere, è veramente una grande opera della grazia di Dio. Gerhard Hirschfelder era cresciuto con l'apostolo Paolo nel cuore. Quando in carcere, alla fine della sua esistenza, divenne Paolo, fu con lui nel cuore e nell'anima. Trascrisse le frasi preferite delle Lettere paoline e le lasciò penetrare nel suo cuore, rendendo evidente il modo in cui avevano trasformato la sua vita sacerdotale e cristiana. Consiglio la lettura delle sue Note paoline. Da questo giovane sacerdote potrebbero imparare anche sacerdoti più anziani e vescovi. “Accendi in noi il fuoco del suo amore!” è la preghiera dopo un incontro con Gerhard Hirschfelder. Un responsabile di pastorale giovanile di questo calibro potrebbe portare Dio ai nostri giovani tormentati».

Con la beatificazione di Hirschfelder — ha detto ancora — «celebriamo una grande festa familiare, perché egli è uno di noi. Cristo, in riferimento a un suo apostolo, definì negativamente Giuda dicendo: “Uno di voi mi tradirà”. Oggi, in senso positivo, vi viene detto che Gerhard Hirschfelder, cristiano, sacerdote e martire, è uno di voi. Innanzitutto, in senso stretto, lo si potrebbe dire agli abitanti della contea e della Slesia. Il nuovo beato è sangue del loro sangue, terra della loro terra, ma appartiene a noi tutti della Germania. È l'onore del nostro popolo, perché non abbiamo avuto molti fedeli e martiri della fede di questo calibro. Anche i nostri amati fratelli cristiani polacchi possono dire “è uno di noi”, perché la loro patria terrena divenne anche sua». Significativa, in questo senso, la presenza al rito di monsignor Ignacy Dec, vescovo di {U-Sacute}widnica (Schweidnitz), che fu la diocesi del martire, e di molti sacerdoti e fedeli di quel luogo. Dato che la contea di Glatz, patria terrena del beato, fece parte fino al 1972 dell'arcidiocesi di Praga, era presente anche l'attuale arcivescovo Dominik Duka. «La beatificazione di Gerhard Hirschfelder — ha concluso il porporato — sembra uno dei frutti di entrambi gli anni trascorsi: quello paolino e quello sacerdotale. Come l'apostolo Paolo, anche Gerhard Hirschfelder scrisse in carcere, con mani incatenate e con cuore entusiasta, la sua testimonianza di fede e non si autocommiserò mai, ma rivolse tutto il suo pensiero a Cristo e alla figura del sacerdote, per essere soprattutto un pastore efficace e convinto».

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