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«Pagine Ebraiche»
sul viaggio del Papa

«A conclusione della recente missione in Israele di Papa Bergoglio — scrive Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sul viaggio del Papa nel numero di giugno di “Pagine Ebraiche” — ritengo che il percorso di avvicinamento, di dialogo costruttivo, di comprensione reciproca tra ebrei e cattolici possa proseguire nel tempo e penso sia nostro dovere non minimizzare, ma valorizzare tutto ciò che accade e accadrà, purché sia sempre improntato alla pari dignità e al reciproco rispetto. 

Non dobbiamo permettere che la svolta epocale ed eccezionale, se paragonata alle problematiche relazioni e ai conflitti dei secoli precedenti, iniziata cinquant’anni fa, perda il suo carattere e il suo valore».

Il mensile dell’ebraismo italiano dedica ampio spazio al viaggio di Papa Francesco in Terra santa. Alcuni commenti inseriscono il viaggio in una dimensione storica: se Gattegna individua infatti la «svolta epocale» in Giovanni XXIII, sia il diplomatico Sergio Minerbi — ripercorrendo i gesti dei diversi Pontefici — sia Zion Evrony, ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, colgono invece l’importanza del pontificato di Paolo VI. Evrony si rivolge quindi al futuro, individuando le sfide comuni, tra cui «una cooperazione più forte» nel combattere l’antisemitismo.

In un accurato articolo Adam Smulevich dà poi conto delle valutazioni di alcuni rabbini italiani. Piuttosto critico è Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, mentre decisamente positive sono quelle di Giuseppe Momigliano, presidente dell’Assemblea rabbinica italiana, e di Joseph Levi, rabbino capo di Firenze.

Giuseppe Momigliano si sofferma, tra l’altro, sul discorso che Francesco ha tenuto allo Yad Vashem, con un richiamo all’uomo che definisce «di impatto universale» e con gesti, «come la decisione di baciare la mani ai sopravvissuti alla Shoah» che hanno «riflessi di grande emozionalità». Molto positivo infine è il bilancio di Joseph Levi, che — scrive Smulevich — «ha visto nell’abbraccio» con gli amici Skorka e Abboud davanti al Muro occidentale «la manifestazione di un progetto che affonderebbe le sue radici nel sogno che fu di Giorgio La Pira». Il rabbino capo di Firenze torna poi significativamente sul richiamo di Francesco ad Abramo, «colonna portante e punto di riferimento del dialogo interreligioso». E conclude: «Credo profondamente nel dialogo e sono convinto che da Bergoglio siano arrivati stimoli che sbaglieremmo a non raccogliere».

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26 febbraio 2020

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