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Pagina nuova
del cammino comune

· Chiuso nell’isola di Creta il santo e grande concilio ortodosso ·

Dopo una settimana di intenso lavoro all’accademia ortodossa di Creta, il Santo e grande concilio della Chiesa ortodossa, sabato 25 giugno, ha concluso i suoi dibattiti. Smentendo le previsioni più pessimiste e superando, fino alla vigilia della sua apertura, innumerevoli ostacoli, l’assemblea conciliare non solo ha adottato i sei testi che figuravano all’ordine del giorno ma ha anche pubblicato un’enciclica e un importante «Messaggio al popolo ortodosso e a tutte le persone di buona volontà».

Si conclude dunque la lunga preparazione preconciliare avviata dalle Chiese ortodosse dagli anni Sessanta. La Chiesa ortodossa dà così inizio a una nuova pagina della sua storia. Nonostante le tante assenze, al di là dei documenti adottati e al di là del concilio stesso, ha compiuto un passo molto importante nell’esercizio di una sinodalità finora certo professata ma non tanto vissuta tra le Chiese ortodosse. Come il concilio stesso ha auspicato, è improbabile che questo precedente non abbia un seguito.

La sessione finale di sabato 25 giugno è stata aperta, come la prima, agli osservatori e ai giornalisti. È stata fondamentalmente una sessione di ringraziamenti, nel corso della quale il patriarca ecumenico ha potuto tirare un primo bilancio. Amareggiato per l’assenza di diverse Chiese e riconoscendo che «non è stato tutto facile» e che «il fattore umano è stato presente», Bartolomeo si è comunque rallegrato della concordia raggiunta e del messaggio di unità dato. Prova ne è il fatto che, «nonostante l’istituzione dell’autocefalia, siamo una Chiesa indivisibile e godiamo dell’unità nella nostra diversità e della diversità nella nostra unità». Ha così potuto concludere: «Abbiamo scritto insieme una pagina di storia, un nuovo capitolo nella storia contemporanea delle nostre Chiese».

L’arcivescovo di Costantinopoli si è poi rivolto agli osservatori, ringraziandoli in particolare per la preghiera, il sostegno e l’interesse manifestati dalle loro rispettive Chiese. Andando un po’ oltre le parole dei testi adottati, ha sottolineato che il concilio «ha confermato l’importanza vitale del dialogo con le altre Chiese cristiane». Ne ha riassunto il risultato principale e ha sviluppato la metafora del «cammino comune» (syn-odos): «Malgrado le imperfezioni del cammino, questo Santo e grande concilio ci offre l’opportunità di rivitalizzare il processo conciliare, di modo che i concili ecclesiali ridiventino il cammino canonico e naturale per raggiungere e affermare l’unità ortodossa per tutte le nostre Chiese sorelle ortodosse». Alla fine di quella stessa sessione, Bartolomeo ha pronunciato un discorso improvvisato sottolineando il contributo della Chiesa ortodossa, e in particolare di quella di Costantinopoli, al movimento ecumenico. Ha poi colto l’occasione per evocare ricordi personali, come studente all’Istituto ecumenico di Bossey e come vice-presidente della commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese.

da Chania Hyacinthe Destivelle

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21 maggio 2019

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