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Padre sintesi
e i ragazzi del Massimo

· Un libro per ricordare il gesuita Franco Rozzi ·

«All’epoca non ci rendevamo conto di quanto è importante saper pensare»; un ex allievo del professore gesuita — durante l’incontro di presentazione del libro Gli amici di padre Rozzi (Torino, Giappichelli, 2019, pagine 250, euro 32) che si è svolto qualche giorno fa presso l’Istituto Massimo — prende la parola per dare voce alla gratitudine silenziosa degli ex ragazzi che sono accanto a lui. Un intervento dopo l’altro, tra una risata e una lacrima trattenuta a stento, emerge il ritratto di un maestro autorevole e severo, allegramente eccentrico e dotato di un particolarissimo sense of humour capace di fulminare con lo sguardo i suoi studenti, e di accompagnarli attraverso la selva selvaggia della filosofia e della storia assegnando voti “dadaisti” impossibili da decifrare (come ad esempio «barra al centro, punto a destra e punto a sinistra»).

Durante l’incontro gli ex allievi hanno ricordato la sua passione per la Fiorentina e il “rito dell’Epifania”: il suo compleanno, il 6 gennaio, si trasformava in una processione di ex allievi in visita al Gesù.

Il titolo del libro potrebbe essere fuorviante per chi non ha mai conosciuto personalmente il gesuita che apprezzava sopra ogni altra cosa il dono della sintesi e chiedeva ai ragazzi di riassumere Kant in tre righe per abituarli a pensare. «Abbiamo voluto chiamare amici i filosofi — spiega Elena Maietich, tra i curatori del libro — perché tali crediamo che fossero per padre Rozzi. Con questa piccola pubblicazione, nata dagli appunti di Giuseppe Toniato presi oramai più di trent’anni fa e trascritti da alcuni di noi, ci piace pensare che questa amicizia sia contagiosa per noi e per chi vorrà leggere queste pagine». Nessuna pretesa di lezione o critica filosofica, ma solo il desiderio di coltivare una delle virtù più care ad Aristotele, l’amicizia appunto. «Il ricordo delle lezioni del padre Rozzi — continua Maietich — è così vivo in molti di noi che è sufficiente fermarsi un momento per sentire le sue battute. È sempre stato disponibile a continuare il dialogo in occasione di escursioni conviviali nella sua amata campagna romana o a darci consigli ogni qualvolta lo andassimo a trovare alla Chiesa del Gesù». Dove fino all’ultimo padre Franco è stato presente nel confessionale. «Datemi l’intelligenza, la vivacità, la curiosità e (perché no?) l’impertinenza di un ragazzo, e tenetevi il resto, si potrebbe dire di padre Franco, parafrasando l’aforisma attribuito a sant’Ignazio (datemi la giovinezza di un uomo e tenetevi il resto). Perché dopo tanti, troppi anni può accadere, perfino in chi scrive — confessa Antonio Padellaro — di scoprire nelle profondità della propria formazione intellettuale tracce miracolosamente intatte di quell’insegnamento di vita. A uno studente (maturità del 1964) non certo esemplare (ma curioso e impertinente forse sì) dell’istituto Massimo, la scuola romana dei padri gesuiti erede del Collegio romano. Padre Rozzi “usava” Socrate, Cartesio e Kant per imprimere nelle nostre giovani e disordinate menti una direzione, un orientamento, una bussola. Qualcosa di indelebile, se Mario Draghi (come mi raccontò) il giorno dopo la nomina a governatore della Banca d’Italia andò a salutare il suo amato preside, all’epoca attivo confessore nella Chiesa del Gesù».

di Silvia Guidi

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18 settembre 2019

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