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Pace per la Terra santa

· Il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali in visita a Gerusalemme ·

«Le vittime delle guerre e della violenza» sono troppo spesso abbandonate «tra l’indifferenza dei grandi delle nazioni o dalla sensazione di impotenza per quello che non si riesce mai a fare: la pace». A ricordarlo, con un «particolare pensiero ai fratelli e sorelle della Siria», è stato il cardinale Leonardo Sandri durante la messa celebrata lunedì mattina, 26 novembre, presso l’edicola del Santo Sepolcro.

La Terra Sancta School a Gerusalemme

Il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali è in visita a Gerusalemme in occasione del convegno internazionale dei commissari di Terra santa, una settantina giunti da tutto il mondo, che hanno concelebrato con lui l’Eucaristia, insieme con gli arcivescovi Girelli, delegato apostolico nella Città santa, e Ruiz Arenas, segretario del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, con il custode di Terra santa, Francesco Patton, e alcuni frati della custodia.

Successivamente, nel convento di San Salvatore, il porporato ha tenuto la relazione di apertura del convegno incentrata sull’esperienza del pellegrinaggio di Paolo VI nel gennaio 1964, che lo condusse due mesi dopo a firmare l’esortazione apostolica Nobis in animo, ancora attuale nell’analisi della situazione dei cristiani in Medio oriente, e contenente norme tuttora in vigore circa la colletta del Venerdì santo proposta alla Chiesa universale. «La cura dei luoghi della nostra redenzione, come pure la solidarietà fattiva con le pietre vive che anche oggi li abitano — ha ammonito il relatore — non è un optional per un cristiano, e ne sono prova lungo la storia i diversi interventi del magistero dei sommi Pontefici». In particolare quello di Montini, che venendo qui — ha spiegato il cardinale Sandri — «non solo volle aprire un cammino futuro, ma entrare nel fiume di pellegrini che da due millenni giungevano in Terra santa, a volte a rischio della vita». Ne sono segno, ha ricordato, «due immagini. La prima: la sua esile figura circondata dalla folla mentre compie la Via crucis attraverso le vie di Gerusalemme. Uno tra i tanti, per calcare le strade che videro il Salvatore portare la croce verso il Calvario». La seconda, forse meno nota: il Papa «ottenne di poter indossare una reliquia che san Gregorio Magno aveva donato alla regina Teodolinda, custodita nel tesoro del duomo di Monza e che lui conosceva essendo stato arcivescovo di Milano per nove anni. Una semplice croce, che contiene sotto il cristallo protettivo una crocifissione dipinta in area siro-palestinese, attestazione di uno scambio con la terra di Gesù e dei pellegrinaggi che sin dall’antichità furono compiuti». E ciò, ha commentato, «non era vezzo archeologico, ma farsi appunto pellegrino come molti nella storia». Al punto che «di ritorno da questa terra benedetta, ha custodito nel cuore tutto quello che aveva visto e udito, e nel cammino della sua vocazione e ministero giunse a prendere decisioni che hanno riguardato tutta la Chiesa affidata al suo governo pastorale come successore di Pietro». Infatti, Paolo VI «ha inteso risvegliare l’anelito di tutta la Chiesa per la presenza cristiana qui e in tutto il Medio oriente». E l’istituzione della colletta del Venerdì santo è uno dei segni più eloquenti di questa attenzione.

In proposito il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali ha rivolto alcune raccomandazioni ai “frati della corda”, perché «dietro al gesto concreto dell’offerta, ci sono sempre persone con le loro storie». Come a Napoli, dove «è ancora viva la tradizione di raccogliere le offerte quasi casa per casa» o come quelle delle diocesi della Cina continentale che «arrivano tramite la missione di studio della Santa Sede a Hong Kong» o ancora «quanto raccolto in Iraq dalle diverse eparchie provate della guerra: realtà di sofferenza e di persecuzione, ma che seguendo la voce e l’invito dei Papi non vogliono mancare alla fedeltà di donare per la Terra santa».

E in tale contesto, ha concluso il cardinale Sandri, «l’arrivo di tanti pellegrini con l’aumento di fedeli della Cina, dell’Indonesia, dell’India o dello Sri-Lanka, ci fa toccare con mano che il Cristo è risorto ed è vivente» e il Vangelo che «ha consegnato da annunciare ancora tocca, converte e muove i cuori all’incontro».

Nel prosieguo della mattinata, il prefetto si è recato in visita al patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme Teophilos III. La delegazione vaticana si è quindi spostata nella rinnovata Terra Sancta School — una delle 15 scuole della custodia — che, fondata nel 1645, da quest’anno accoglie anche bambine e ragazze, e nel pomeriggio ha reso visita alla comunità delle clarisse attualmente composta da quattro italiane, tre ruandesi, una francese e una argentina. Infine, ultima tappa della giornata, la visita al centro ecumenico di Tantur. Fondato per volere di Paolo VI per favorire l’incontro tra appartenenti al cattolicesimo, all’anglicanesimo e alla riforma, in modo da realizzare un’esperienza di condivisione, studio e preghiera, è stato affidato inizialmente ai benedettini dell’abbazia catalana di Montserrat e attualmente alla Notre Dame University degli Stati Uniti. Accoglie giovani e meno giovani, consacrati e famiglie, che vi trascorrono periodi di studio o aggiornamento. Qui la comunità si è radunata in cappella per la preghiera della sera, modulata sullo stile di Taizé.

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22 novembre 2019

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