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Pace
per il Medio oriente

· Dopo l’Angelus il Papa parla della giornata di preghiera in programma a Bari e ricorda la grave situazione della Siria ·

«Sabato prossimo mi recherò a Bari, insieme a molti capi di Chiese e comunità cristiane del Medio oriente» per pregare e riflettere «sulla sempre drammatica situazione di quella regione»: lo ha ricordato il Papa al termine dell’Angelus del 1° luglio, chiedendo ai ventimila fedeli presenti in piazza San Pietro «di accompagnare con la preghiera questo pellegrinaggio di pace e di unità». 

Tra loro anche un gruppo dell’Iraq, che il Pontefice ha salutato con particolare affetto dopo aver lanciato appelli per la Siria, il Nicaragua e il Corno d’Africa. Riguardo al paese mediorientale, davanti al permanere di una grave situazione soprattutto nella provincia di Dar’a, «dove le azioni militari di questi ultimi giorni hanno colpito anche scuole e ospedali, e hanno provocato migliaia di nuovi profughi», Francesco ha chiesto che «alla popolazione, già duramente provata da anni, siano risparmiate ulteriori sofferenze». Quanto alla nazione latinoamericana e al suo «amato popolo» ha espresso la volontà di unirsi «agli sforzi che stanno compiendo i Vescovi del Paese e tante persone di buona volontà, nel loro ruolo di mediazione e di testimonianza per il processo di dialogo nazionale in corso sulla strada della democrazia». E da ultimo, per ciò che concerne la realtà africana il Papa ha constatato come «in mezzo a tanti conflitti», sia «doveroso segnalare una iniziativa che si può definire storica — e si può dire anche che è una buona notizia: in questi giorni», infatti «dopo vent’anni, i governi di Etiopia ed Eritrea sono tornati a parlare insieme di pace». Da qui l’auspicio che tale incontro «possa accendere una luce di speranza per questi due Paesi e per l’intero continente».

Infine prima di parlare della visita nel capoluogo pugliese in programma il prossimo 7 luglio, Francesco ha accennato anche al dramma dei giovani calciatori «dispersi da oltre una settimana in una grotta sotterranea in Thailandia».

Prima della preghiera mariana, il Pontefice aveva commentato il vangelo domenicale in cui Marco (5, 21-43) presenta due noti prodigi compiuti da Gesù: con la figlia dodicenne di Giairo, uno dei capi della sinagoga; e con l’emoroissa. «Si tratta — ha spiegato — di due racconti a incastro, con un unico centro: la fede; e mostrano Gesù come sorgente di vita, come Colui che ridona la vita a chi si fida pienamente di Lui. I due protagonisti, cioè il padre della fanciulla e la donna malata, non sono discepoli di Gesù eppure vengono esauditi per la loro fede. Hanno fede in quell’uomo». Di conseguenza, ha sottolineato con enfasi Papa Francesco attualizzando la riflessione, «sulla strada del Signore sono ammessi tutti: nessuno deve sentirsi un intruso, un abusivo o un non avente diritto».

Il Papa all’Angelus

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