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Pace e sicurezza per i congolesi

· Appello del Papa alla vigilia del rientro da Castel Gandolfo ·

I beni materiali siano utilizzati con equità e moralità nella prospettiva del bene comune

Appello del Papa per le popolazioni congolesi che «a causa dei persistenti scontri armati subiscono sofferenze, violenze e profondi disagi». All’Angelus di domenica 30 settembre — l’ultimo recitato a Castel Gandolfo prima del rientro in Vaticano, avvenuto nella mattinata di lunedì 1° ottobre — Benedetto XVI  ha manifestato «affetto e preoccupazione» per i profughi della Repubblica Democratica del Congo, in particolare per le donne e i bambini. «Invoco Dio — ha detto — perché si trovino vie pacifiche di dialogo e di protezione di tanti innocenti». L’auspicio del Pontefice è che «torni al più presto la pace, fondata sulla giustizia, e sia ripristinata la convivenza fraterna in quella popolazione così provata, come pure nell’intera Regione».

In precedenza, prima di recitare la preghiera mariana, il Papa aveva commentato il brano evangelico della liturgia domenicale (Marco, 9, 38-41) con le parole di sant’Agostino: «Come nella Cattolica — cioè nella Chiesa — si può trovare ciò che non è cattolico, così fuori della Cattolica può esservi qualcosa di cattolico». Da qui il richiamo ai credenti, che «non devono provare gelosia, ma rallegrarsi se qualcuno esterno alla comunità opera il bene nel nome di Cristo, purché lo faccia con intenzione retta e con rispetto».

Per il Pontefice «anche all’interno della Chiesa stessa, può capitare, a volte, che si faccia fatica a valorizzare e ad apprezzare, in uno spirito di profonda comunione, le cose buone compiute dalle varie realtà ecclesiali». Invece — ha esortato — «dobbiamo essere tutti e sempre capaci di apprezzarci e stimarci a vicenda, lodando il Signore per l’infinita “fantasia” con cui opera nella Chiesa e nel mondo».

Da Benedetto XVI, infine, un riferimento alle parole dell’apostolo Giacomo «contro i ricchi disonesti, che ripongono la loro sicurezza nelle ricchezze accumulate a forza di soprusi». Parole che — ha sottolineato — «mettono in guardia dalla vana bramosia dei beni materiali» e «costituiscono un forte richiamo a usarli nella prospettiva della solidarietà e del bene comune, operando sempre con equità e moralità, a tutti i livelli».

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15 novembre 2019

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