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Pacchi interi sequestrati e bruciati

Gli anni Trenta coincidono con il periodo di massima tiratura media del giornale: oltre le sessantamila copie, con punte intorno alle centomila. Nel contesto dell’Italia, dove ovviamente ha il suo ambito principale di diffusione, «L’Osservatore Romano» — come ricorda, tra gli altri, François Charles-Roux, ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, in un libro di memorie pubblicato nel 1947 — è l’unico in lingua italiana che non obbedisce alle disposizioni governative e del partito fascista perché, stampato nella Città del Vaticano, non risponde che alla Santa Sede.

La prima pagina di «Gioventù fascista» del 12 aprile 1930

«La sua indipendenza nei confronti del governo — scrive il diplomatico transalpino — aveva fatto crescere la sua tiratura a un numero di copie ben diverso dal solito. A Roma il giornale si esauriva nelle edicole appena veniva distribuito. In provincia, le copie non bastavano a coprire le richieste. I giornali fascisti furono gelosi del suo successo. Il governo e il partito si inquietarono per la sua diffusione. Ben presto si ebbero incidenti: compratori malmenati, pacchi interi di giornali sequestrati e bruciati».

A questa stagione risale anche la rubrica forse più famosa del foglio vaticano, quella degli Acta diurna di Gonella. Si trattava di un’attenta rassegna critica della politica internazionale, molto seguita, che tra il 1933 e il 1940 comprende oltre un migliaio di articoli basati su fonti d’informazione che in quel periodo solo l’indipendenza vaticana poteva assicurare. E proprio la linea d’indipendenza scelta da «L’Osservatore Romano» è la causa dei sempre maggiori ostacoli che, soprattutto dopo l’entrata in guerra dell’Italia, vengono frapposti dal regime fascista al quotidiano vaticano, costretto a riduzioni anche notevoli della tiratura e persino a non pubblicare le notizie relative alla guerra.

Un riconoscimento esplicito all’opera della Chiesa e al contributo de «L’Osservatore Romano» negli anni del fascismo e del nazismo viene il 20 marzo 1947 da Piero Calamandrei. «Perché in Italia c’è la pace religiosa?» si chiede nel suo discorso all’Assemblea costituente. «Perché — risponde — a un certo momento, negli anni della maggiore oppressione, ci siamo accorti che l’unico giornale nel quale si poteva ancora trovar qualche accento di libertà, della nostra libertà, della libertà comune a tutti gli uomini liberi, era “L’Osservatore Romano”; perché abbiamo esperimentato che chi comprava “L’Osservatore Romano” era esposto ad essere bastonato; perché una voce libera si trovava negli Acta diurna dell’amico Gonella; perché, quando sono cominciate le persecuzioni razziali, la Chiesa si è schierata contro i persecutori e in difesa degli oppressi; perché, quando i tedeschi ricercavano i nostri figliuoli per torturarli e fucilarli, essi, qualunque fosse il loro partito, hanno trovato rifugio — ve lo attesta un babbo — nelle canoniche e nei conventi».

di Francesco M. Valiante

Carognette antifasciste in cerca di verità

«Il giornale di un piccolo Stato estero vicinissimo a Roma nostra, “L’Osservatore Romano” della Città del Vaticano, ha smisuratamente aumentati i propri lettori...; nei caffè, nei tram, in ferrovia e in teatro si vedono certe facce poco... cattoliche ed apostoliche immerse nella lettura del cristianissimo foglio del Vaticano». Comincia così un trafiletto pubblicato sul settimanale fascista «Mare Nostro - Stirpe Italica», del 4 febbraio 1940. La rivista si scaglia contro «pietisti ed ebrei, borghesi e... tesserati del 32» che leggono il giornale della Santa Sede, chiedendosi: «Si sono forse

improvvisamente convertiti al cattolicesimo genuino e professante?». «Nemmeno per sogno» risponde. E prosegue: «Queste carognette leggono “L’Osservatore Romano” perché credono di trovare in esso la “verità”: quella verità afascista o addirittura antifascista che tanto li riempie di gioia». Per concludere minacciosamente: «Troppi lettori ha ora il giornale cattolico della Città del Vaticano, i quali devono essere attentamente vigilati!». Sono mesi in cui la campagna contro il quotidiano in Italia assume i toni più violenti. «Il numero di copie — ricorda Dalla Torre nelle sue Memorie — andò sempre aumentando, nonostante ostilità organizzate, pronte ad esplodere ad ogni edicola. Fu aggredito lo stesso segretario del ministro Ciano che s’era recato a comprare il giornale, mentre il Ciano aspettava a pochi passi. Raggiungemmo in breve il massimo: la macchina non si fermava mai; “L’Osservatore” partiva da Roma, favorito dalle poste e dalle ferrovie, in numero di copie superiore a quello di tutti gli altri giornali sommati insieme. Me ne fu inviato un numero letto da seicento persone. Pareva una seta». (francesco m. valiante)

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