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Ottocentomila bambini in fuga

· ​Per sottrarsi alle violenze e agli abusi nella Repubblica Democratica del Congo ·

Due sorelle sfollate nella provincia del Tanganyika (Unicef)

  Ottocentomila bambini sono fuggiti dalle violenze nella Repubblica Democratica del Congo, dove molti sono vittime di abusi sessuali o reclutati come bambini soldato. È quanto ha denunciato l’Unicef in un comunicato pubblicato il 25 gennaio, secondo cui almeno 1,3 milioni di persone, fra cui appunto 800.000 bambini, sono sfollati nel 2017 a causa delle violenza interetnica e degli scontri fra l’esercito regolare, le milizie e i gruppi armati nelle province di Tanganyika e del Sud Kivu. In tutto il paese si sta verificando una delle crisi di sfollati più grandi al mondo, e i bambini sono nell’occhio del ciclone.

Un’inquietudine condivisa da Papa Francesco. Di recente il Pontefice ha evocato le «notizie preoccupanti che purtroppo continuano a giungere dalla Repubblica Democratica del Congo», rinnovando il suo «appello perché tutti si impegnino a evitare ogni forma di violenza». Da parte sua — aveva ribadito il Papa — «la Chiesa non vuole altro che contribuire alla pace e al bene comune della società».

La situazione è drammatica. «I bambini nell’est della Repubblica Democratica del Congo continuano a subire conseguenze devastanti, mentre ondate di violenza destabilizzano la regione» ha dichiarato Tajudeen Oyewale, rappresentante dell’Unicef nel paese. «Centinaia di migliaia di bambini nella regione non hanno più accesso ad assistenza sanitaria e istruzione, mentre molti hanno subito atrocità per mano dei combattenti. È una situazione semplicemente brutale per i bambini, e la fine sembra ancora lontana».

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15 dicembre 2019

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