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Otto milioni soffrono la fame in Yemen

· Le ong chiedono l’accesso al porto di Hudaydah per distribuire aiuti ·

Otto milioni di persone rischiano di morire di fame a causa del conflitto nello Yemen. È quanto denunciano 17 organizzazioni umanitarie operanti in territorio yemenita, che chiedono urgentemente la riapertura completa e incondizionata del porto di Hudaydah per consentire l’ingresso ininterrotto di cibo e carburante nel paese. Un’apertura del porto di circa trenta giorni era già stata concessa, ma per le ong è troppo poco. «La concessione di un periodo di trenta giorni per la distribuzione di beni commerciali — si legge in un comunicato congiunto delle ong — ha soltanto attutito brevemente gli effetti del blocco prolungato sui porti yemeniti nel Mar Rosso».

La richiesta è chiara: bisogna prolungare la concessione per salvare vite umane. «Le parti coinvolte nel conflitto in Yemen hanno la responsabilità di ridurre l’impatto della guerra sui civili e tutti i fattori che provocano la morte e la sofferenza della popolazione, con oltre otto milioni di persone che stanno già rischiando di perdere la vita per denutrizione». Le organizzazioni sottolineano poi che «trenta giorni rappresentano un periodo insufficiente per fermare e invertire i danni arrecati al mercato alimentare in Yemen a novembre e a dicembre scorsi». Anche il World Food Programme (Wfp) in questi giorni ha lanciato il suo appello perché la coalizione militare araba guidata dall’Arabia Saudita continui a permettere la distribuzione di cibo e medicine in Yemen, in particolare sottolineando lo spettro della carestia e quello della difterite nel paese. «Per salvare vite umane, non c’è nessuna valida alternativa al porto di Hudaydah completamente funzionante e accessibile», ha dichiarato ieri Tamer Kirolos, direttore dell’organizzazione Save the Children in Yemen. Kirolos ha ricordato che più di 5000 bambini sono morti in Yemen da marzo 2015, praticamente cinque ogni giorno e ha affermato che oltre 11 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza.

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