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​Otto anni di conflitto

· Dossier di Caritas italiana sulla Siria ·

Un paese martoriato da quella che è tuttora forse la peggiore crisi umanitaria dalla fine della seconda guerra mondiale: è ciò che emerge dal dossier «Beati i costruttori di pace. Il coraggio del dialogo per una riconciliazione che parta dalle vittime» diffuso da Caritas Italiana nell’ottavo anniversario dell’inizio del conflitto in Siria. Il documento contiene cifre e dati agghiaccianti che rivelano la devastazione subita: oltre cinquecentomila morti, l’83 per cento della popolazione ridotta alla povertà, 11,7 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria, di cui 5 milioni bambini, 5,7 milioni di profughi, 6,2 milioni di sfollati interni. Nove milioni di persone hanno scarso accesso al cibo, di cui 4,7 denutriti, mentre 15,5 milioni non hanno accesso all’acqua potabile; i siriani che non hanno un alloggio dignitoso sono 4,7 milioni con generi di prima necessità non alimentari insufficienti per 4,4 milioni; 13,2 milioni hanno bisogno di assistenza medica, praticamente tutta la popolazione residente, a causa della distruzione delle infrastrutture sanitarie, con il 46 per cento inagibile o parzialmente funzionante. Drammatica anche la situazione scolastica: 2,1 milioni di bambini non hanno accesso all’istruzione dato che una scuola su tre risulta inagibile o gravemente danneggiata e in quelle poche rimaste integre ci sono classi di oltre 150 bambini.

In tale quadro, Caritas Italiana, dal 2011 a oggi, ha avviato 63 progetti con un investimento complessivo di oltre 6 milioni di euro, provenienti da donazioni e dall’otto per mille alla Chiesa cattolica. Tali fondi sono stati destinati ad aiuti di urgenza, all’istruzione, alla costruzione di percorsi di pace e riconciliazione, a interventi sanitari, alla riabilitazione

socio-economica, all’accompagnamento e alla formazione delle organizzazioni locali; nel corso del 2018, in particolare, ha realizzato 18 progetti per 6,3 milioni di euro, portando aiuto in tutto il territorio nazionale a più di centomila persone, attraverso la distribuzione di aiuti alimentari, beni di prima necessità, sussidi economici, assistenza medica e psicologica, sostegno all’educazione scolastica e all’alloggio, protezione per i più vulnerabili come bambini, anziani e donne. Programmi specifici poi sono stati previsti per le città di Homs, Damasco, Latakia, Houran e Aleppo.

Una vasta opera di intervento in sinergia con la Chiesa: secondo un’indagine del Dicastero per lo sviluppo umano integrale, nei paesi più toccati dalla crisi siriana e irachena (Siria, Iraq, Libano, Giordania, Turchia, Egitto, Cipro) l’intera rete ecclesiale nel biennio 2017-2018 è riuscita a mettere a disposizione circa 516 milioni di dollari, portando aiuto a 3,9 milioni di persone nel 2018, attraverso una distribuzione su vasta scala di viveri, sostegno sanitario, fornitura di alloggi, supporto all’istruzione, ripristino di attività produttive. La Chiesa siriana è inoltre impegnata nel mantenere vive le attività pastorali e spirituali, di cui il bisogno è sempre maggiore, proprio a causa delle difficoltà enormi che vivono le comunità, in particolare quella cristiana.

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27 giugno 2019

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