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Ottava settimana di proteste in Venezuela

In Venezuela è cominciata l’ottava settimana di proteste contro il presidente Nicolás Maduro, accusato di essere il responsabile della grave crisi economica che attanaglia il paese e di assumere misure anticostituzionali. In particolare l’opposizione, che ha la maggioranza in parlamento, contesta il provvedimento che di fatto ha esautorato l’aula per affidare a una nuova assemblea la revisione della costituzione. 

Corteo anti Maduro nelle strade  di San Cristóbal de Las Casas (Afp)

Su questo punto è intervenuta anche la Casa Bianca disponendo sanzioni extraterritoriali nei confronti di otto membri della Corte suprema di Caracas. Gli otto sono accusati di «avere usurpato le prerogative del parlamento». La decisione statunitense è stata definita «inammissibile e inaudita» dal ministro degli esteri venezuelano, Delcy Rodríguez. Non è pensabile, ha detto Rodríguez, che gli Stati Uniti «impongano sanzioni a una istituzione pubblica, sovrana e indipendente di un altro paese». Così, ha aggiunto, «si violano le norme del diritto internazionale e dello stesso Venezuela». Intanto, nonostante i continui scontri con le forze dell’ordine, che finora hanno provocato 48 morti, l’opposizione ha convocato nuove manifestazioni per chiedere le dimissioni del capo dello stato. Anche gli aderenti alla Federazione dei medici venezuelani hanno deciso di sfilare contro il governo con una protesta rivolta in particolare alla gestione del ministero della salute. Il presidente Maduro, da parte sua, ha accusato i manifestanti di aver dato alle fiamme un sostenitore del governo a Caracas lo scorso sabato. «Lo hanno linciato, solo perché ha gridato che era chavista» ha detto il capo di stato durante il suo programma televisivo settimanale, descrivendo l’episodio come «un crimine di odio e contro l’umanità». Lo stesso giorno, un attivista dell’opposizione è stato ucciso, portando a 48 il numero totale di vittime nelle recenti proteste.

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09 dicembre 2019

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