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Per l’anima e per il corpo

· La testimonianza dei parroci ·

Ossigeno per l’anima. E balsamo per il corpo. All’indomani della visita di Papa Francesco, tra le persone terremotate affiora non solo un sentimento di commossa gratitudine ma anche, finalmente, un senso di ritrovata fiducia: nell’avvenire e nella propria capacità di rialzarsi dalla distruzione. Ne sono testimoni soprattutto i parroci, coloro che dal primo istante non hanno mai smesso di dare conforto e offrire sostegno, non solo spirituale. «Ci ha fatto riscoprire la vera Chiesa», dice don Luis Kangombe, da cinque anni parroco a Trisungo, frazione di Arquata del Tronto, e oggi «terremotato tra i terremotati», perché, dice, «la mia chiesa e la mia canonica non ci sono più».

Sui volti delle persone, assicura il sacerdote di origini congolesi, «è finalmente tornato il sorriso». La gente «è stata consolata». Alla sera, dopo che il Papa era andato via, «abbiamo celebrato la messa nella tenda della Protezione civile. Abbiamo ringrazio Dio per questa giornata. La gente era finalmente contenta. Ha sentito che la Chiesa è vicina, che non abbandona».

Un’iniezione di fiducia per affrontare i prossimi mesi che «saranno molto difficili», anche dal punto di vista climatico. Di «ossigeno per lo spirito» parla senza tanti giri di parole don Francesco Armandi, parroco di Arquata del Tronto. E non è un modo di dire. «Ho visto con i miei occhi — racconta — una donna anziana, di 92 anni. Finora era rimasta sempre chiusa in se stessa. Mi è sembrata rinata. L’incontro con il Papa le ha regalato come una nuova vita». Non si tratta, assicura, solo di una emozione passeggera. «La vicinanza del Pontefice ci ha trasmesso fiducia e speranza. La gente è stata moralmente sollevata». Perché soprattutto «di fiducia c’era e c’è immenso bisogno», sottolinea anche don Savino D’Amelio, parroco di Amatrice, sul versante reatino dell’area devastata dal sisma.

Ne hanno bisogno i bambini, i più piccoli, che il Papa «con delicatezza ha voluto salutare uno per uno». Ne hanno urgenza gli adulti, i più anziani, che insieme con le abitazioni, hanno «perso gli affetti e la speranza». E anche «noi preti che non abbiamo più una chiesa per la messa e una sala per il catechismo. Grazie Papa Francesco». (fabrizio contessa)

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13 dicembre 2019

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