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​Ospedali belli come cattedrali

· ​La tradizione secolare dell’Hôtel-Dieu di Beaune ·

«La gente fuori deve interrompere attività e divertimento per ricordare il dolore e pregare, ma quella dentro deve interrompere il dolore per ricordarsi della vita, per avere ancora voglia di sopportare il male (...) Siamo fatti per essere felici e quei colori lo avrebbero ricordato, pensava Nicolas, risentendo il singulto amaro del suo disagio mattutino. Un secondo di quel ricordo poteva guarire l’anima, che vale più del corpo. Ma com’è legata al corpo l’anima umana!». E com’è inscindibile la certezza della salvezza e la fiducia nel perdono di Dio dal profumo di lenzuola fresche di bucato, dal conforto di un po’ di balsamo sulle labbra secche durante l’ultimo tratto di strada, prima dell’abbraccio definitivo dell’Eterno. 

Portone dell’ingresso dell’Hôtel-Dieu  di Beaune con la data di fondazione

Giovanni Maddalena — nel saggio sui generis, o meglio docu-novel raccolto nel libro l’Hôtel-Dieu di Beaune. Impresa, carità e bellezza (Genova, Marietti 1820, 2016, pagine 128, euro 45) insieme a testi di Giorgio Bruno, Giuseppe Frangi, Claudine Hugonnet-Berger e Stefano Zamagni, illustrato con oltre cinquanta bellissime tavole a colori — ha scelto di far parlare Nicolas Rolin, il fondatore, in prima persona, e di raccontare la sua storia nei particolari per provare a farci immaginare tutta l’audacia e l’apparente follia della sua impresa. «Un’opera buona che ci è costata quanto una guerra», mormorano tra l’ammirato e il perplesso i suoi compaesani, «una residenza principesca più che un ospizio per i poveri». Una struttura ancora più sorprendente se teniamo presente il contesto in cui è nata: Nicolas Rolin non è vissuto nel ventesimo secolo dei diritti umani e delle carte dei diritti del malato, ma nella Borgogna del xv secolo devastata dalle pestilenze e dalle scorrerie dei mercenari.
Il 4 agosto 1443, sul sagrato della Collegiata, Rolin lesse ad alta voce davanti a tutti gli abitanti di Beaune l’atto di fondazione del suo ospedale, spiegando che stava agendo nell’interesse della salvezza della sua anima, auspicando di scambiare i beni temporali che Dio gli aveva accordato con un posto in paradiso. Annunciò dunque che avrebbe fatto edificare «un ospedale per i poveri infermi, con una cappella in onore di Dio onnipotente e della sua gloriosa madre Maria Vergine e dedicata al beneamato monsignore Antoine». In seguito l’Hôtel-Dieu sarà posto sotto la giurisdizione diretta della Santa Sede, per permettergli di attirare ulteriori donazioni e garantire finanziamenti costanti. E, fin da subito, la storia dell’ospedale è stata segnata dalla commercializzazione su vasta scala dei prestigiosi vini della tenuta Rolin. Una tradizione che non si è mai interrotta, fino ai nostri giorni, cambiando nella modalità a seconda delle epoche ma non nella sostanza. Dal 1859 i vini dell’Hôtel — Grand crus di Beaune, Volnay, Pommard, Savigny, Aloxe, Pernand, Meursault, Chorey e Monthelie — sono venduti all’asta al miglior offerente. Famosa in tutto il mondo, questa vendita di beneficenza si svolge la terza domenica del mese di novembre; tradizione vuole che ogni anno ci sia in offerta anche un barile fuori catalogo. Il padrino o la madrina dell’asta, una personalità del mondo delle arti o delle lettere, o un membro di una famiglia reale europea, si vede assegnare un barile di 228 litri di vino che rimette subito in vendita per versarne gli introiti in beneficenza a un’associazione umanitaria di sua scelta. Dal 2005 la vendita è affidata a un battitore della casa d’aste Christie’s. I prezzi praticati in questo caso sono da due a tre volte più alti di quelli di mercato, ma gli acquirenti li accettano volentieri, perché sono fieri di finanziare un’opera tanto antica e prestigiosa.
Il significato profondo del messaggio che da questa opera si trae — nota Stefano Zamagni nella prefazione al libro — è un messaggio oggi ancora più rilevante che non nel passato. La vicenda umana di Nicolas Rolin, fondatore dell’ospedale e cancelliere per diversi decenni al servizio dei duchi di Valois Borgogna, è la storia di un imprenditore civile ante litteram, che ha realizzato un’attività economica votata alla generazione di bene comune. Più di un filantropo: un mecenate cristiano attento al dettaglio, che «non si limita a fare donazioni, ma vuole seguire tutto il processo che conduce all’esito finale e soprattutto si preoccupa della governance dell’opera a cui si dedica sia coerente rispetto al fine perseguito».
La costante compagnia della bellezza — in quanto promemoria del paradiso — era uno dei farmaci più necessari, secondo il fondatore. Nicolas Rolin era stato chiaro nelle sue disposizioni: il grande polittico commissionato a Rogier van der Weyden nel 1443, dipinto nella sua bottega di Bruxelles e arrivato nel 1451 all’Hôtel-Dieu, doveva essere posizionato sull’altare della cappella, davanti ai letti dei malati. «Di fronte alla cappella — spiega Giuseppe Frangi nel suo saggio Come parla il polittico di Beaune — c’era il reparto destinato ai malati più gravi, quelli senza speranza e che non erano più in grado di camminare, come Rolin specifica. Non potevano camminare, ma potevano guardare. I malati nel polittico, largo oltre cinque metri, non vedevano semplicemente un affascinante capolavoro, ma una “macchina” complessa composta da ben quindici pannelli, di cui sei dipinti sui due lati, ma potevano leggere una serie di messaggi che van der Weyden aveva immesso nella sua opera, seguendo le indicazioni della committenza».
Il manager ante litteram Nicolas Rolin, da quel luogo misterioso dove è adesso può essere soddisfatto: mission aziendale raggiunta, brand ottimamente posizionato, fusione di fede e bellezza raggiunta e mantenuta, anzi, accresciuta nei secoli. E soprattutto, tanta carità, concretamente vissuta, insegnata, sperimentata, condivisa, per generazioni. «Sarebbero stati orgogliosi per sempre di essere di Borgogna — scrive Giovanni Maddalena immedesimandosi con il fondatore, il giorno dell’inaugurazione —, di quelli che sanno costruire ospedali belli come cattedrali».

di Silvia Guidi

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21 novembre 2019

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