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Ospedali aperti in Siria

· Il sostegno della Cei al progetto umanitario ·

«Alla Conferenza episcopale italiana sta a cuore la ricostruzione degli ospedali in Siria, impegnandoci per gli ospedali noi siamo certi di assolvere almeno in parte alle necessità primarie del popolo siriano, pensando anzitutto ai bambini». Con queste parole il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha ribadito l’impegno della Chiesa italiana nel progetto umanitario “Ospedali aperti in Siria”, nato nel 2016 per iniziativa del nunzio apostolico, il cardinale Mario Zenari e dell’allora dicastero Cor Unum, e diventato operativo nel 2017, la cui seconda fase è stata presentata in questi giorni all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede.

Dall’inizio del 2019 sono 6.500 le persone curate grazie agli “Ospedali Aperti”, l’obiettivo è «assicurare 50.000 cure gratuite a siriani poveri entro i prossimi due anni» potenziando le strutture di tre nosocomi privati no profit che hanno ormai esaurito i posti letto, l’ospedale italiano e l’ospedale francese di Damasco e il Saint Louis ad Aleppo, e affidandone la gestione ad Avsi, organizzazione non governativa senza scopo di lucro impegnata con 169 progetti di cooperazione allo sviluppo in 31 Paesi.

Prosegue così quel programma iniziato due anni fa e che ha portato all’erogazione di circa quindicimila prestazioni mediche gratuite a siriani indigenti che più di altri hanno subito gli effetti della guerra. Questo grazie anche ai finanziamenti, della Cei con l’8 per mille, di Papal Foundation e della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli (che si occuperà della formazione degli operatori sanitari) oltre che da parte di privati, imprese italiane e tramite i contributi raccolti attraverso il 5 per mille.

I risultati dal novembre 2017 ad aprile 2019 sono stati presentati dagli stessi cardinali Zenari e Bassetti, dal segretario generale di Avsi, Giampaolo Silvestri, e dal presidente della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, Giovanni Raimondi. «Ospedali Aperti — ha ricordato Silvestri — ha assicurato, nei mesi presi in considerazione, oltre 20.789 cure gratuite a siriani poveri e punta, in questa seconda fase, ad arrivare a 50.000 entro i prossimi due anni. Il budget totale del progetto è di 16.138.955,73 euro: di questi oltre 11 sono stati già raccolti e sei milioni quelli già spesi. Il totale dei contributi ancora da reperire è di circa 5 milioni di euro».

«Siamo vicini alla Siria, una terra martoriata dalla guerra — ha detto il cardinale Bassetti — tanto più adesso che le luci su questa guerra si stanno spegnendo. L’impegno di solidarietà dovrebbe moltiplicarsi e la ricostruzione e il potenziamento degli ospedali è una priorità. Desidero per questo ringraziare i cittadini italiani che sostengono la Chiesa con l’8 per mille perché è come se partecipassero direttamente a questa opera di solidarietà», ha aggiunto il presidente della Cei ribadendo l’importanza di “fare memoria”, di non distogliere mai l’attenzione su questo dramma: «Si tratta di un fatto epocale da cui dipenderà il destino di gran parte del Mediterraneo. Io stesso sto organizzando un convegno di grande portata con la partecipazione di tutti i vescovi del Mediterraneo. Servono proposte risolutive di pace e quando distruggono un ospedale dobbiamo ricostruirlo, non nasconderci dietro una foglia. In questo senso ci stiamo interessando il più possibile» sostenuti anche dai corridoi umanitari «che sono un’ottima soluzione per aiutare chi è in pericolo di vita».

Accorate anche le parole del cardinale Zenari, nunzio apostolico in Siria. «A volte mi considero un veterano di guerra. Si tratta di un’esperienza forte, la mia disgrazia sarebbe dimenticare e quella della Siria di essere dimenticata. Durante la guerra sono stati distrutti decine e decine di ospedali e prima di ricostruire ponti e palazzi bisogna ricostruire la persona, curare le ferite fisiche e quelle morali. “Ospedali aperti” è un progetto rivolto a gente malata e povera, di diversa appartenenza religiosa. Qua è in gioco anche la cura delle relazioni interreligiose con esempi molto toccanti di riconoscenza da parte di persone non cristiane».

A tal proposito, significativi sono i dati illustrati nel corso della conferenza, con il 90 per cento dei pazienti che si dichiara soddisfatto e il 72 per cento che afferma di aver migliorato il proprio stato di salute o di essere completamente guarito. Chiudendo l’incontro il cardinale Zenari ha paragonato la Siria «al viandante picchiato e derubato della parabola del buon samaritano. La Siria assalita dai ladroni, lasciata mezza morta sul ciglio della strada e soccorsa dai buoni samaritani, un certo numero dei quali aggrediti e uccisi dagli stessi ladroni». Questa terra martoriata nel suo cammino ha però incontrato anche «tante Veroniche, cirenei e buoni samaritani, istituzioni ecclesiastiche, gente di ogni fede o di nessun credo, animati da profonda pietà umana. Molti hanno perso la vita cercando di soccorrere questi volti sfigurati. Non dobbiamo dimenticarli».

di Rosario Capomasi

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22 agosto 2019

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