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Ospedale
dei figli del mondo

· Gli auguri natalizi del cardinale Parolin al Bambino Gesù ·

«Ai piccoli e ai giovani pazienti e ai loro familiari porto gli auguri natalizi di Papa Francesco»: con queste parole il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin si è presentato, venerdì 21 dicembre, alla comunità del Bambino Gesù, al Gianicolo, per celebrare la messa e incontrare quanti vivranno il Natale in una stanza di ospedale.

«Prima di tutto voglio salutare i piccoli e i giovani pazienti — ha subito detto il cardinale nell’omelia — e tutti quelli che per le loro condizioni di salute non possono esserlo, augurando di poter tornare quanto prima alle loro case pienamente ristabiliti». E ha poi incoraggiato «tutti i familiari che assistono con affetto i piccoli, nella speranza di un esito positivo delle terapie».

«L’abbandono umile e fiducioso di Maria alla volontà di Dio è l’unico atteggiamento possibile con cui disporsi al Natale ormai alle porte» ha quindi affermato il segretario di Stato. Con un’avvertenza: queste parole «non sono un cedimento al buonismo dilagante di questi giorni, né tanto meno una estemporanea promozione della sagra dei buoni sentimenti a cui preferiscono adeguarsi coloro che vogliono evitare il pericolo di essere costretti alla fede davanti al mistero che andiamo a celebrare». È, invece, «un atteggiamento esemplare e fondamentale per ogni cristiano — ha rilanciato il cardinale — quanto mai importante e necessario per tutti coloro che hanno scelto la professione della cura e dell’assistenza dei malati, onde evitare che il loro impegno si risolva in un mero esercizio tecnico, per sottrarsi alla scomodità delle responsabilità etiche, spirituali e più in generale di senso umano del loro agire».

In particolare a tutti gli operatori dell’ospedale il segretario di Stato ha raccomandato che, «al di là delle convinzioni personali», tengano presente che il loro «operare è un’espressione non secondaria della misericordia e della carità del Santo Padre e quindi del suo stesso ministero apostolico».

Al termine della messa, il segretario di Stato è andato personalmente a salutare i piccoli pazienti ricoverati nel reparto di chirurgia neonatale. In particolare ha benedetto due gemelline siamesi provenienti da Bangui; nella capitale della Repubblica Centrafricana il Bambino Gesù sostiene da tempo il locale ospedale pediatrico, in risposta a una missione affidata personalmente da Papa Francesco.

Infine il cardinale Parolin ha incontrato il personale nell’aula Salviati, dove tre bambini gli hanno regalato un’effigie della natività realizzata nella ludoteca. Questo ospedale, ha fatto notare il porporato, «è dedicato al Bambino Gesù: fu una splendida intuizione dei fondatori, incoraggiata fin dalle origini dalla benedizione di Papa Pio ix, e così possiamo quindi dire che qui tutti i giorni è un po’ Natale».

Al personale ha poi ricordato «la missione principale di prestare servizio ai piccoli ammalati, specialmente i più fragili: siamo consapevoli che curare chiede un costante impegno nella ricerca e un investimento continuo per rispondere a livelli di eccellenza». Del resto, ha aggiunto, «la nostra sfida è offrire a tutti un trattamento adeguato, anche alle persone inguaribili, perché tutti hanno diritto a una vita dignitosa seppur breve».

Il cardinale ha quindi fatto riferimento «agli investimenti strutturali che vedono e vedranno crescere l’ospedale in modo da offrire percorsi terapeutici più completi: i lavori per il potenziamento di Sant’Onofrio e di Palidoro, la realizzazione di Villa Luisa e del centro di Villa Pamphili, la sede di palazzo Alicorni».

Il servizio «in questo ospedale, proprio perché è l’ospedale del Papa», ha spiegato il porporato, non deve mai perdere di vista «le “motivazioni soprannaturali”: ciò non significa sopprimere le “motivazioni umane” come il lavoro, lo stipendio, la realizzazione delle proprie aspirazioni professionali che fanno parte della nostra umanità. Non si tratta quindi di negarle — ha proseguito — ma di viverle con un certo stile, in una dimensione di servizio, di disinteresse e di dono di sé che è il cuore del Vangelo».

«Vorrei — ha suggerito — che ciascuno di noi, da quanti dirigono questa istituzione a quanti svolgono le più umili mansioni, anche se agli occhi di Dio non ci sono incarichi più importanti o meno importanti, perché tutto dipende dalla retta intenzione, dall’onestà e dall’amore con cui si fanno le cose, ci chiedessimo sempre, prima di prendere qualsiasi decisione o compiere qualsiasi azione, se stiamo veramente sforzandoci di mettere in pratica il Vangelo».

E qui, ha concluso, si innesta un’altra «chiamata: il Vangelo ci dice che il Figlio di Dio è venuto ad abitare con tutti gli uomini, perché oggetto del suo amore infinito, ma in modo particolare con gli “ultimi” della terra». Perciò «non possiamo dimenticare questa indicazione del Natale che ci chiama al compito di “andare verso gli ultimi”». Di qui l’incoraggiamento del cardinale agli sforzi dell’ospedale per «aprirsi alle periferie, in sintonia con l’invito di Francesco a essere “ospedale dei figli del mondo”».

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