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Oscar per ragazzi

Gli Oscar 2018 confermano una tendenza ormai chiara da anni nell’ambito per lo meno del cinema commerciale. E cioè che lo spettacolo del grande schermo è ormai dedicato in grandissima parte al pubblico dei ragazzi. Può essere infatti considerato un film per spettatori adulti una favoletta come La forma dell’acqua? Una realizzazione tecnicamente corretta, una bella tonalità vintage — grazie al mostro protagonista ispirato ai b movies degli anni cinquanta — e un’ottima interpretazione da parte della co-protagonista in carne e ossa, non bastano a compensare l’ennesima, trita vicenda del genere “la bella e la bestia” con poche varianti, che vorrebbe essere anche un credibile spaccato dell’America di quegli anni ma senza riuscirvi. Molto più grave, però, era stata la vittoria del film di Guillermo Del Toro al festival di Venezia. Che anche il cinema d’autore debba prendere la strada degli adolescenti, questo no, non si può proprio accettare. Gli Oscar invece fanno in fondo il loro lavoro. Che è quello di assecondare i gusti del grande pubblico per la buona salute dell’industria-cinema. C’è da dire poi che il vincitore non aveva grandi rivali fra i pluricandidati. Tre manifesti a Ebbing, Missouri non si discosta molto da una buona imitazione dei Coen, e la vittoria come migliore attrice di Frances McDormand è lì a confermarcelo. L’ora più buia è un buon film storico-biografico che non decolla mai, e l’interpretazione di Gary Oldman, a sua volta premiata, è troppo aiutata dal trucco, e infine Chiamami col tuo nome è un film sopravvalutato che si ferma a molti scalini dalle trasposizioni di E. M. Forster. E anche qui la statuetta ricevuta da un redivivo James Ivory per l’adattamento è dunque emblematica.

di Emilio Ranzato

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19 settembre 2018

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