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Orrore quotidiano

· ​I cristiani nelle Filippine contro la tratta di esseri umani ·

Vecchi muli. È con questa espressione che i trafficanti di droga del sud-est asiatico chiamano i lavoratori migranti — per la maggior parte provenienti dalle Filippine — che vengono usati come mezzo inconsapevole di trasporto verso nazioni terze. Attirati dalla chimera di cambiare vita vengono convinti a portare “pacchi” non di loro proprietà durante il viaggio che li porta via da casa. Nei pacchi ci sono eroina, cocaina e soprattutto metanfetamina. Se vengono intercettati dalla dogana all’arrivo finiscono in prigione o nel braccio della morte. Chi li ha mandati lì sparisce nel nulla, insieme al sogno di un lavoro e di una vita migliore.

Il traffico di esseri umani — dice all’Osservatore Romano monsignor Broderick S. Pabillo, vescovo ausiliare di Manila — «è davvero un problema enorme per le Filippine. Ecco perché la Chiesa locale sostiene e rilancia ogni possibile tipo di iniziativa che possa lasciare un segno positivo in questo campo. Abbiamo moltissime congregazioni religiose impegnate nell’accogliere e riabilitare le vittime di questo traffico, in modo particolare donne e bambini». E questo perché la droga non è certo l’unico “campo d’azione” di chi sfrutta gli esseri umani come fossero ingranaggi meccanici: un rapporto stilato dalla commissione nazionale di polizia (Napolcom) sottolinea come il «primo bacino» sia il mercato del lavoro nero, seguito dalla prostituzione e infine dal trasporto di stupefacenti.

La Chiesa cattolica, riprende monsignor Pabillo, «ha fatto squadra con i gruppi protestanti ed evangelici per aumentare la consapevolezza, all’interno delle nostre congregazioni, riguardo questo problema. A volte se ne legge sui giornali, ma di solito questi trattano casi eclatanti che quasi sempre derubrichiamo a “orrori irripetibili”’. Invece non è così: gli orrori sono quotidiani, magari meno turpi ma di certo non per questo meno dolorosi. Dobbiamo innanzitutto svegliare le nostre coscienze». Per raggiungere questo scopo i leader cristiani delle Filippine hanno creato il Philippine Interfaith Movement Agains Human Trafficking (Pimaht). «Esso — spiega il vescovo ausiliare di Manila — è composto da rappresentanti della Conferenza episcopale, del Consiglio delle Chiese evangeliche e dal Consiglio delle Chiese filippine. Il lavoro del Pimaht è coadiuvato da quello, molto mirato, delle nostre religiose: loro operano attraverso i programmi dell’organizzazione Talitha Kum per trovare le vittime e riabilitarle».

Il presule lancia quindi un appello: «Noi cerchiamo di prevenire e di aiutare le vittime, arrivando a volte a dare consulenza giuridica per portare in tribunale i responsabili di queste atrocità. Siamo presenti anche su internet, sempre più veicolo di corruzione dei giovani filippini. Ma abbiamo bisogno dell’aiuto della comunità internazionale: aiutateci a rendere il mondo più consapevole di questo problema».

di Vincenzo Faccioli Pintozzi

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20 ottobre 2019

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