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​Orrore iracheno

· ​Voci sull’uccisione del leader dell’Is Al Baghdadi in un raid della coalizione a guida statunitense ·

L’orrore della guerra in Siria e in Iraq non conosce tregua. I combattimenti a Falluja, città irachena dove è in corso una delle principali offensive per fermare l’avanzata jihadista in Medio e Vicino oriente, si fanno di giorno in giorno sempre più violenti. E al conflitto contro l’Is si mescolano anche altre sanguinose rivalità, in particolare quella tra sciiti e sunniti. L’ennesima conferma di questa situazione, purtroppo, si è avuta ieri: 49 membri di un clan tribale sunnita sono stati torturati e uccisi da un gruppo rivale. A darne notizia è stato Suhaib Al Rawi, governatore della provincia di Al Anbar, area che comprende la stessa Falluja. Il massacro è avvenuto ai danni di membri del clan dei Mahadma nella località di Saqlawiya, nella zona nord di Falluja, recentemente riconquistata dalle forze lealiste. È ancora incerta l’identità dei miliziani che hanno perpetrato il massacro.

Soldato iracheno in un ex ufficio dell’Is  a Falluja riconquistata dalle forze di Baghadad (Ap)

Al Rawi ha precisato che «un’inchiesta condotta dal sindaco di Falluja, con la partecipazione di responsabili locali di Saqlawiya e del Governo di Al Anbar, ha provato il massacro». La commissione ha visitato i luoghi e ha intervistato vari testimoni, compresi molti uomini del posto che sono detenuti in attesa che si chiarisca se hanno collaborato con l’Is. «Tutti i detenuti — ha detto il governatore di Al Anbar — hanno detto di essere stati maltrattati e torturati». Il pericolo di violenze di miliziani sciiti contro i sunniti di Falluja, spesso accusati di essere collaborazionisti dell’Is, è stato più volte denunciato dall’inizio dell’offensiva da parte delle forze di Baghdad. In ogni caso, le rese dei conti — dicono gli analisti — fanno salire la tensione mentre cresce il clima di paura e di incertezza tra le migliaia di civili costretti alla fuga. E oggi il Governo di Baghdad ha inviato a Falluja una missione per verificare possibili violazioni dei diritti umani contro civili da parte di miliziani dell’Is o di altri gruppi di ribelli. Almeno 50.000 civili sono ancora intrappolati nella città, in attesa di ricevere i primi aiuti umanitari. Questo mentre anche il resto del Paese è segnato dalla violenza: quattro attentati hanno colpito Baghdad ieri, provocando due morti e cinque feriti.
Intanto, un’altra fossa comune contenente i resti di quaranta soldati iracheni è stata scoperta ieri a Tikrit. A renderlo noto sono state fonti militari sottolineando che si tratta con tutta probabilità di vittime di un massacro compiuto due anni fa dall’Is. I corpi sarebbero quelli dei soldati della base di Speicher. Il tenente colonnello Khalid Mohammad Al Jubury ha precisato che la fossa comune è stata trovata da una pattuglia congiunta della polizia fluviale e antiterrorismo nella parte settentrionale del palazzo presidenziale di Tikrit. L’identità delle vittime verrà accertata attraverso test del Dna. Nel giugno del 2014, durante la fulminea avanzata che li portò ad impossessarsi in pochi giorni di Mosul e Tikrit, i jihadisti dell’Is catturarono 1.700 soldati e cadetti dell’aeronautica che erano fuggiti dalla base di Speicher. Dopo averli portati nel palazzo presidenziale di Tikrit, li uccisero a sangue freddo.
Sempre sul piano militare, l’agenzia Abna e il quotidiano turco «Yeni Şafak» hanno diffuso ieri la notizia, citando l’agenzia Amaq, che il leader dell’Is Abu Bakr Al Baghdadi sarebbe stato ucciso domenica a Raqqa in un raid della coalizione internazionale a guida statunitense. Il Pentagono, tuttavia, non ha confermato la notizia. E sempre ieri il comando dell’esercito iracheno nella provincia di Anbar ha annunciato di aver catturato un leader dell’Is molto vicino ad Al Baghdadi. Secondo quanto appreso, si tratta di Rashid Khalaf Dahi, noto come Abu Suraqa, un collaboratore molto stretto di Al Baghdadi.  

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