Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Orrore in Burundi

· Scoperte a Bujumbura fosse comuni con i corpi di decine di oppositori ·

Orrori legati alla crisi che si protrae da mesi in Burundi sono stati resi noti ieri dall’organizzazione umanitaria Amnesty International che ha raccolto prove sull’esistenza di fosse comuni con decine di corpi nei pressi della capitale Bujumbura.

Una delle immagini satellitari diffuse da Amnesty International a sostegno della denuncia  della scoperta di fosse comuni a Bujumbura (Reuters)

Secondo Amnesty International, che ha riferito di avere nuove immagini satellitari e video oltre a numerose testimonianze, quasi un centinaio di persone sarebbero state uccise dalle forze della sicurezza nel mese di dicembre, in una repressione seguita ad alcuni attacchi armati a basi militari. Dopo il massacro, le forze dell’ordine avrebbero appunto sepolto i corpi in fosse comuni. «Le immagini, scattate fra fine dicembre e inizio gennaio, mostrano della terra smossa coerente con le testimonianze», ha riferito l’organizzazione, precisando che le sepolture sarebbero state scavate nel pomeriggio dell’11 dicembre all’indomani di uno dei giorni più sanguinosi per il Burundi. Il 15 gennaio scorso l’alto commissario dell’Onu per i diritti umani aveva sollecitato un’inchiesta urgente sugli eventi dell’11 e 12 dicembre a Bujumbura, quando furono attaccati tre campi militari e in risposta furono commesse dalle forze governative violazioni su ampia scala. Il Governo ha respinto le accuse, sostenendo che si tratta di informazioni false, costruite dagli oppositori. Nel frattempo, sono stati liberati i due inviati del quotidiano «Le Monde» arrestati giovedì a Bujumbura insieme con altre quindici persone. Secondo il ministero locale della Sicurezza pubblica, il reporter francese Jean-Philippe Rèmy e il fotografo britannico Philip Edward Moore si trovavano «in compagnia di un gruppo di criminali armati».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 gennaio 2020

NOTIZIE CORRELATE