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Orizzonte ampio

· Dopo undici anni completata in Germania la pubblicazione della «Encyclopaedia Aethiopica» ·

Dalle glorie del regno di Aksum alle tragiche vicende di oggi

Etiopia ed Eritrea sono quotidianamente alla ribalta dell’attenzione internazionale per ben note tragiche vicende — il dramma umano e umanitario dei migranti, le aspre tensioni geopolitiche, pirateria, carestie, epidemie — o anche per i tenui elementi di speranza offerti dalla costante crescita economica comune a tutta l’Africa sull’impeto della profonda penetrazione delle aggressive economie asiatiche, o l’incredibile moltiplicarsi, specie in Etiopia, del numero di nuove università che testimonia della chiara volontà di progresso e di emancipazione dei popoli.

«San Giorgio e la Vergine col Bambino» (XVII secolo icona etiopica)

Etiopia ed Eritrea costituiscono però anche un’area complessa e relativamente unitaria di specifico interesse storico-culturale (etnico, linguistico, e naturalmente religioso) entro il più vasto Corno d’Africa. Storia e civiltà dell’altopiano eritreo-etiopico d’Africa non sono spiegabili e comprensibili senza tener conto dei millenari rapporti intercorsi con il resto del continente africano e le civiltà del bacino del Nilo, con la costa asiatica del Mar Rosso, il Vicino oriente, e il mondo mediterraneo, bizantino, islamico, cristiano-orientale e cristiano a noi più prossimo e familiare, e poi europeo, di cui gli eventi contemporanei non sono che l’ultimo episodio. Storia dell’Africa non è solo contemporaneità e dolorosa cronaca umanitaria o politico-diplomatica o storia coloniale o la modernità che ha visto l’Occidente gradualmente “scoprire” e “occupare” il continente, ma anche e soprattutto studio delle civiltà africane nel loro plurimillenario autonomo svolgersi e relazionarsi con le altre, viste soprattutto attraverso le rispettive lingue e culture, attestate nei documenti letterari scritti e orali, archeologici, storico-artistici che esse stesse hanno prodotto —

È a questi rapporti mutui e reciproci che si deve, a più tardi a partire dal primo millennio prima dell’era cristiana, l’attestazione della lingua sudarabica impiegata da semiti sia su suolo asiatico (Yemen) sia africano (Eritrea ed Etiopia); e nell’antichità fino a tutto il medioevo l’intenso rapporto commerciale e ideale dell’Etiopia con il mondo mediterraneo greco-romano, bizantino, arabo-islamico e cristiano orientale; a questo si deve l’introduzione del cristianesimo alla metà del iv secolo nel regno di Aksum, assunto a diocesi episcopale del patriarcato egiziano di Alessandria fino all’autocefalia nel XX secolo, come anche la precocissima presenza dell’islam, per tradizione univoca già pervenuto ad Aksum nei primi decenni del VII secolo e addirittura prima dell’ègira del 622. Sempre a questo si deve lo straordinario ruolo del regno di Aksum nello scacchiere internazionale tardo-antico come alleato di Bisanzio contro il monarca giudaizzante Yusuf in Sudarabia, con la celeberrima spedizione del re Caleb in difesa dei cristiani oltre il Mar Rosso e l’occupazione etiopica dello Yemen per alcuni decenni a partire dal 525 dell’era cristiana, ancora ricordata dai monaci etiopici che parteciparono al concilio di Firenze del 1439 (cui ha dedicato un suggestivo saggio divulgativo Glen W. Bowersock, The Throne of Adulis: Red Sea Wars on the Eve of Islam, Emblems of Antiquity, Oxford University Press, 2013).

Da questo punto di vista, attraverso le vicende del decadere del regno di Aksum, la fioritura di una dinastia Zague nel XII-XIII secolo e la successiva rinascita di un regno cristiano salomonide poi vacillante sotto l’assalto dell’islam nel XVI secolo, l’effimera conversione del sovrano etiopico Susenyos al cattolicesimo per opera di una tenace missione portoghese gesuita nei primi decenni nel XVII al culmine di quasi un secolo di sforzi missionari poi riusciti vani, e la susseguente resistenza dell’Etiopia a ogni tentativo di colonizzazione fino al XIX e XX secolo in cui si realizza la sua estensione territoriale attuale, si può davvero dire che in questa parte del mondo si sono svolte vicende non del tutto prive di qualche interesse intrinseco anche se proiettate sullo scenario mondiale globale. Questo è tanto più vero se i fatti sono osservati dalla prospettiva italiana: sia per il trascorso coloniale eritreo ed etiopico e la sua intermittente memoria, sia per il ruolo che, con altri, non pochi studiosi orientalisti e africanisti italiani tra i massimi del loro tempo, pur difficilmente sussumibili entro i limiti e le coordinate di una ben definita e illustre scuola (Ignazio Guidi, Carlo Conti Rossini, Enrico Cerulli, per citare solo i più eminenti), hanno svolto nell’indagine infaticabile delle lingue, storie, religioni, tradizioni e culture di Etiopia ed Eritrea e della loro interrelazione con altre culture. L’Eritrea fu infatti colonia italiana dal 1890 al 1941 e l’Etiopia fu aggredita e parzialmente occupata dal 1935 al 1941 in una guerra fortemente voluta da Mussolini come espressione per eccellenza dell’ideologia fascista, in cui furono ampiamente impiegate armi chimiche e che alcuni storici non esitano a ritenere il primo momento di una lunga seconda guerra mondiale, continuata dalla guerra civile spagnola e deflagrata definitivamente a conflitto globale nel 1939.

Oggi che ogni settore scientifico universitario cosiddetto minore, tanto più se relativo ad aree povere e minoritarie del mondo o che non trovi immediata applicazione pratica nel mercato e pensiero unico globalizzato è chiamato a giustificare la propria stessa esistenza o è spesso immediatamente soppresso nell’accademia e nelle istituzioni di ricerca, senza appello e considerazione del ruolo che singole pur “piccole” tradizioni di studio e ricerca abbiano svolto contribuendo al progresso di settori maggiori, è certamente un segnale di grande speranza e di soddisfazione che il 16 luglio scorso sia stato appena presentato il quinto volume della Encyclopaedia Aethiopica (Y–Z, Supplementa, Addenda et Corrigenda, Maps, Index, Wiesbaden, Harrassowitz Verlag, 2014, a cura di Alessandro Bausi in collaborazione con Siegbert Uhlig, pagine XXXII+1269) presso l’Asien-Afrika-Institut dell’università di Amburgo, dove, da ultimo presso il Hiob Ludolf Zentrum für Äthiopistik, essa è stata realizzata.

La pubblicazione del volume — che oltre all’ultima serie di articoli enciclopedici include anche un indice analitico di oltre seicento pagine, con pochi paralleli in altre opere consimili, e carte geografiche, storiche e tematiche — segue di undici anni la pubblicazione del primo nel 2003 e conclude un’opera ultraventennale fortemente voluta da Siegbert Uhlig, professore di Etiopistica ad Amburgo fino al 2004, cui si deve la cura dei primi quattro volumi. Frutto della cooperazione di diverse centinaia di autori da ogni parte del mondo, l’opera è stata resa possibile dal finanziamento di varie istituzioni e fondazioni quasi esclusivamente tedesche e della università di Amburgo.

La Encyclopaedia Aethiopica è un’opera unica nel suo genere: paragonabile per spettro di interessi ad altre maggiori della ricerca orientalistica, come la Encyclopédie de l’Islam e le sue diverse edizioni, la Encyclopaedia Judaica, il Lexikon der Ägyptologie, il Reallexikon der Assyriologie, la Coptic Encyclopaedia, la Encyclopaedia Iranica. Come e forse più di queste ha contributo alla definizione di uno spazio oltre che disciplinare soprattutto culturale riconosciuto, di cui c’era bisogno nonostante gli studi di etiopistica godano di una relativa antichità e nobiltà di tradizione, specie in Italia, essendosi il primo convegno internazionale di studi etiopici tenuto a Roma presso l’Accademia Nazionale dei Lincei nel lontano 1959 per iniziativa di Enrico Cerulli.

Come appare evidente, la Encyclopaedia Aethiopica segna un nuovo traguardo nello sforzo di presentazione sintetica e rigorosa di un complesso di diverse culture interconnesse dalle vicende della storia, in una regione del sud del mondo come l’Africa subsahariana, e in uno sforzo che ha operato ben oltre il limite dello stato dell’arte delle nostre conoscenze, abbracciando per di più l’arco temporale assolutamente insolito, dalla preistoria agli ultimi decenni del XX secolo.

L’opera comprende, in cinque volumi, 4360 articoli di varia estensione, che includono coordinate essenziali su ambiente e geografia del Corno d’Africa e approfondiscono i temi di interesse specifico per l’Etiopia storica; vi è dunque incluso a pari titolo anche tutto quanto concerne l’Eritrea.

Storia generale politica, militare e diplomatica, archeologia, filologia, linguistica, letteratura, storia dell’arte, antropologia, storia missionaria, storia religiosa sono i temi centrali, ma grande considerazione trovano una miriade di aspetti specifici — dalla numismatica alla epigrafia, dalla storia coloniale all’immaginario letterario e cinematografico — senza trascurare i dati fondamentali della contemporaneità politica, sociale ed economica.

Alessandro Bausi, Università di Amburgo

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