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I cristiani di Orissa
attendono ancora giustizia

· Dieci anni fa il massacro ·

New Delhi, 9. A dieci anni di distanza dai tragici fatti dell’Orissa, la più grande ondata di violenza contro i credenti nella storia della nazione indiana, la popolazione del distretto di Kandhamal, teatro dei massacri, ha ancora bisogno di cure e chiede giustizia. È quanto evidenziano i rappresentanti della Chiesa cattolica e gli attivisti per i diritti umani alla vigilia della commemorazione del decimo anniversario. «Speriamo che ricordiate il genocidio avvenuto nell’Orissa nel 2008. Appena dopo otto giorni dalla celebrazione del giorno dell’indipendenza, l’India è stata testimone del più grande attacco contro una comunità religiosa, nella sua storia. Dal 2009, la gente di Kandhamal celebra il 25 agosto come giornata di memoria per le vittime», dichiara all’agenzia Fides il team del National Solidarity Forum, la rete di oltre 70 organizzazioni indiane, che includono attivisti sociali, sacerdoti, religiosi, avvocati, fedeli cristiani e indù.

Secondo i dati riferiti sempre dal National Solidarity Forum, durante quella ondata di violenza 393 chiese e luoghi di culto appartenuti ai cristiani adivasi (tribali) e dalit sono stati distrutti, circa 6500 case sono state rase al suolo, oltre 100 persone sono state uccise, oltre 40 donne sono state vittime di stupro, molestie e umiliazioni e diverse istituzioni educative, sociali e sanitarie sono state saccheggiate. Oltre 12.000 bambini hanno perso l’opportunità di avere un’istruzione. Più di 56.000 persone furono costrette a fuggire da Kandhamal e a rifugiarsi nelle foreste. Sono stati segnalati diversi casi di conversione forzata dal cristianesimo all’induismo compiuti dal gruppo estremista indù Sangh Parivar. Gli sfollati di Kandhamal oggi sono sparpagliati in diverse parti del paese. Molti di loro non possono tornare nei loro villaggi di origine e sono stati costretti a rifarsi una vita altrove, cercando casa e lavoro fuori dal loro distretto di nascita. «È importante notare — sottolineano i responsabili del National Solidarity Forum — che la gente originaria del Kandhamal non ha mai risposto con la violenza. Dopo dieci anni di violenze e soprusi, i sopravvissuti di Kandhamal stanno ancora lottando per la pace, la giustizia e l’armonia».

In Orissa, come denuncia anche la Chiesa cattolica locale, i risarcimenti forniti dal governo ai sopravvissuti di Kandhamal non sono stati adeguati. Ci sono state oltre 3300 denunce, ma sono stati registrati solo 820 casi in tribunale. Tra questi procedimenti, 518 casi sono stati riconosciuti come ammissibili. E su questi 518 casi, ben 247 sono stati archiviati, senza riconoscere alcun colpevole. Il resto dei casi è tuttora pendente nei tribunali di primo grado, mentre molti processi si sono già risolti con una assoluzione. Se si considerano le denunce originarie presentate, allora solo l’1 per cento dei casi ha trovato una conclusione processuale.

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