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Organismi Internazionali

· Alla guida del semestre Ue ·

Allo scoccare della mezzanotte di Capodanno, l'Ungheria assume per la prima volta la presidenza di turno del Consiglio dei ministri dell'Unione europea, subentrando al Belgio. Non era mai successo che il timone dei Ventisette passasse nelle mani di un Paese che non fa parte dell'eurozona. E per una particolare coincidenza, dovuta al meccanismo di rotazione, anche gli altri sei mesi del 2011 saranno guidati da un Paese orientale che non aderisce alla zona euro: la Polonia.

Sono molteplici le sfide che attendono l'Ungheria, a più di vent'anni dalla transizione democratica, entrata a far parte dell'Unione europea con l'allargamento del maggio del 2004 e dove da pochi mesi è in carica un Governo conservatore sorretto da una maggioranza blindata dei due terzi in Parlamento.

Anche se non appartiene alla zona euro, l'Ungheria — uno dei Paesi europei che ha subito maggiormente la crisi economica, tanto da chiedere l'aiuto dell'Ue e del Fondo monetario internazionale — dovrà infatti ugualmente varare misure importanti in difesa della moneta unica, in particolare una modifica del Trattato di Lisbona (in vigore da più di un anno) per istituire il fondo permanente anti crisi per l’euro dalla metà del 2013. Sono queste le priorità del semestre magiaro, come hanno sottolineato il premier, Viktor Orbán, e il ministro degli Esteri, János Martonyi, durante la conferenza stampa di presentazione. La prima bozza della modifica del Trattato di Lisbona dovrà essere pronta per il vertice economico europeo di marzo, dal quale si attendono anche concreti passi in avanti per la riforma del Patto di stabilità e di crescita e le sanzioni per i Paesi dell'Ue non in regola con i parametri su deficit e debito pubblico.

Le gestione belga degli ultimi sei mesi del 2010 è stata molto delicata a causa dello stallo istituzionale in cui versa il Paese. Il Belgio (tra i fondatori dell'Unione europea) ha infatti dovuto condividere il mandato semestrale di presidenza con la grave crisi politica. Andato alle urne il 13 giugno scorso per il voto anticipato, il Paese continua a non avere un Governo, dopo settimane di infruttuose trattative tra fiamminghi e francofoni.

A detta degli analisti internazionali, la crisi non ha però impedito al Belgio di ricoprire con efficacia la presidenza di turno dell'Ue. Il programma è stato fitto: dall'accordo sulla governance economica, al completamento dei test giuridici sulla supervisione finanziaria, fino all'approvazione del budget europeo del 2011 e alla costituzione del nuovo servizio diplomatico europeo. Un altro elemento che ha caratterizzato i sei mesi del Belgio è che la presidenza ha ceduto parte della propria visibilità, lasciando sempre più spazio a Herman van Rompuy, presidente stabile dell'Unione europea, e a Catherine Ashton, l'alto rappresentante per la Politica estera, le due figure istituzionali comunitarie previste proprio dal Trattato di Lisbona.

Al centro del semestre ungherese non vi saranno solo temi economici. Insieme alla difesa dell'euro, che sarà portata avanti di pari passo con la ricerca di maggiore competitività, Budapest dedicherà i primi sei mesi del 2011 a rafforzare e attuare il Programma di Stoccolma (su giustizia, immigrazione e sicurezza) e ad allargare la zona di libera circolazione Schengen alla Romania e alla Bulgaria (anche se Francia e Germania si sono recentemente dette contrarie). Tra gli altri obiettivi, il processo di adesione della Croazia all'Ue. Zagabria è infatti entrata nell'ultima fase dei negoziati e intende chiudere entro la fine di giugno prossimo le trattative, in vista del possibile ingresso nel 2012. Budapest ha auspicato di fare passi importanti anche per l'avvicinamento di altri Paesi balcanici, come Serbia e Montenegro.

Altri temi in discussione riguarderanno le strategie per la regione del Danubio e l'integrazione dei rom, la minoranza etnica molto forte in tutti i Paesi dell'est. Tra le curiosità, c'è da segnalare che tutti e sedici gli incontri informali si terranno nel restaurato castello di Gödöll{l-odblacute} dei Grassalkovich, vicino a Budapest, dove spesso soggiornava l'imperatice d'Austria Sissi.

I riflettori saranno puntati anche sulla politica energetica. Nel primo vertice europeo ospitato dalla presidenza ungherese, a febbraio, dedicato proprio all'energia e alla innovazione industriale, verrà affrontata la questione del funzionamento del mercato comunitario, del potenziamento delle infrastrutture, dello sviluppo di tecnologie innovative per le energie rinnovabili e del coordinamento delle politiche energetiche nazionali, come previsto dalla strategia «Europa 2020» presentata dalla Commissione europea lo scorso novembre. Le autorità di Budapest hanno anche assicurato di riaprire i negoziati a 27 sul regime linguistico del nuovo brevetto europeo, per procedere alla cosiddetta cooperazione rafforzata (al fine di migliorare l’innovazione industriale e la competitività dell’Europa) e mettere così l'accento sulla politica di coesione per le regioni più povere dell'Unione europea.

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