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Orfani di un prete

· Orfani di un prete ·

Lascia tanti orfani don Ciccio — così tutti chiamavano monsignor Francesco Ventorino, spentosi il 17 agosto dopo una lunga e dolorosa malattia — perché tanti siamo, grazie alla sua grande generosità, gli amici diventati anche figli spirituali. Tanti ad aver conosciuto l’affetto traboccante dai suoi grandi occhi neri che si accendevano appena ci vedeva e le braccia che si aprivano, e non per un saluto formale: era un’accoglienza vera, profonda, quella che ci faceva sentire. I suoi occhi attenti ci leggevano dentro, ma ci sentivamo amati lo stesso, per come eravamo, nei nostri limiti e nelle nostre contraddizioni. Lo scrive Lucetta Scaraffia aggiungendo: Don Ciccio ci amava tutti, e sapeva farlo sentire con un calore e una forza che pochi hanno. Tutte le volte che mi capitava di incontrarlo — a Catania o in qualche luogo dove lo portava una vita che per molti anni è stata piena di spostamenti, oppure quando trovava un buco di qualche ora per venirci a trovare a casa — sentivo il calore e la profondità di questo incontro, anche prima di uno scambio di pensieri e di parole. Don Ciccio credeva fortemente nell’amicizia, in quel legame elettivo fra esseri umani che, come lui sapeva, solo può illuminare la vita, e arrivare talvolta a cambiarla. E sapeva che le amicizie vanno coltivate, nutrite costantemente, intessute di preghiere reciproche. Solo così diventano il punto di forza sul quale appoggiarsi anche nei momenti del dolore, dell’incertezza e dell’angoscia.

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21 novembre 2018

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