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Ore di incertezza in Catalogna

· Primo giorno lavorativo dopo la destituzione del governo regionale da parte di Rajoy ·

Sono ore di grande incertezza quelle che vive oggi la Catalogna dopo la proclamazione di indipendenza da parte del parlamento regionale e la risposta del governo spagnolo con l’approvazione delle misure previste dall’articolo 155 della Costituzione. Ieri si è tenuta a Barcellona una grande manifestazione a favore dell’unità della Spagna: trecentomila i partecipanti secondo la polizia urbana, almeno un milione per il governo centrale.

La manifestazione a Barcellona (foto Guillermo Simón)

I manifestanti, fra cui diversi leader politici spagnoli, hanno sventolato bandiere spagnole, catalane ed europee scandendo slogan unionisti e chiedendo di andare al più presto alle elezioni per ristabilire la legalità. Sostenuta dai principali partiti spagnoli, fra cui il Partito Popolare del presidente del governo, Mariano Rajoy, i socialisti e Ciudadanos, la manifestazione ha attraversato il centro della città prima del comizio finale. Ad intervenire è stato anche Josep Borrell, già presidente del parlamento europeo e storico esponente del Partido Socialista Obrero Español. Borrell ha attaccato duramente il fronte secessionista catalano e ha ribadito l’importanza delle elezioni convocate per il 21 dicembre dal governo centrale. Una simile manifestazione si era tenuta sabato a Madrid. Vi avevano preso parte diverse migliaia di persone, tra le quali anche esponenti del governo centrale. Con la decisione di destituire Carles Puigdemont e i membri dell’esecutivo regionale, Rajoy ha assunto competenze e poteri del presidente catalano e li ha poi delegati alla vicepresidente del governo, Soraya Sáenz de Santamaría. Nell’intervento del 27 ottobre, seguito alla riunione del consiglio dei ministri straordinario convocato dopo la proclamazione di indipendenza da parte del parlamento catalano, Rajoy aveva sottolineato che le misure approvate non sospendono l’autonomia della regione catalana, ma mirano a destituire il governo.

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26 maggio 2019

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