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Ore cruciali

· Ad Aleppo i governativi si apprestano a lanciare la controffensiva ·

Le forze governative siriane sono pronte a sferrare l’attacco finale contro i ribelli nei quartieri meridionali di Aleppo. L’annuncio è arrivato ieri, mentre Mosca frena e chiede invece un ridimensionamento delle operazioni. La situazione umanitaria si fa intanto sempre più precaria: l’Unicef afferma di essere «estremamente preoccupata» per la sorte di circa 130.000 bambini rimasti nella parte sotto assedio dai governativi.

Veduta di Aleppo distrutta  dai bombardamenti (Ap)

I combattimenti sono molto intensi. Da lunedì scorso la battaglia si concentra nel lato sud-occidentale dell’“anello governativo” chiuso attorno ad Aleppo est. L’esercito spera di ridurre allo stremo i ribelli e quindi di riprendere il controllo di tutta la città. Al contrario, i ribelli cercano di resistere, lanciando attacchi mirati, per spezzare l’accerchiamento.
Tuttavia, da 48 ore gli insorti non riescono a sfondare e le forze di Assad ora si preparano a prendere in mano la situazione. I governativi hanno riconquistato ieri alcune aree e villaggi alla periferia della città. «L’esercito siriano e le forze alleate hanno circondato Aleppo e intendono farla finita con i terroristi che si trovano lì» ha dichiarato l’ambasciatore di Damasco in Russia, Riad Haddad. Anche l’Osservatorio siriano per i diritti umani (voce dell’opposizione in esilio, con sede a Londra) ha confermato l’avanzata dei governativi.
Da Mosca arrivano segnali contrastanti. «Ad Aleppo non si prevedono né un’offensiva delle forze armate siriane né raid aerei dell’aviazione russa» si legge in una nota del Cremlino. Una posizione così chiarita dal vice ministro degli Esteri russo, Serghiei Riabkov: «Non abbiamo altri obiettivi se non quelli di alleviare la crisi umanitaria per gli abitanti di Aleppo e creare le condizioni per ampliare il cessate il fuoco».

Aleppo è una città allo stremo. Secondo l’Onu, nella parte assediata, tra governativi e ribelli, rimangono circa 300.000 persone con scorte di cibo e medicinali per poco meno di un mese. E come ricorda l’Unicef, di questi più di un terzo sono bambini. Sempre secondo l’Unicef, nella parte occidentale sotto controllo governativo ci sono circa 25.000 sfollati provenienti dalle zone bombardate, che hanno trovato rifugio in moschee, università, campus e giardini pubblici. Anche qui i servizi scarseggiano: mancano il cibo e l’assistenza medica. E ieri l’ong statunitense Physicians for Human Rights denuncia che nell’ultima settimana l’aviazione siriana avrebbe bombardato diverse zone della città, colpendo sei ospedali ad Aleppo e nei suoi dintorni. Tutti e sei gli ospedali — riferisce l’ong — sono stati colpiti tra il 23 e il 31 luglio. Dal 2011, l’ong conta in Siria 373 attacchi contro 265 strutture mediche.

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