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​Ore cruciali

· ​Le truppe irachene supportate dall’aviazione statunitense avanzano nei quartieri meridionali di Falluja ·

Forze di sicurezza irachene entrano a Falluja (Reuters)

L’unica certezza, al momento, è che sarà una battaglia molto lunga. Quello per strappare la città irachena di Falluja al controllo del cosiddetto Stato islamico (Is) rappresenta oggi uno degli scontri cruciali in Medio oriente, dal quale dipende la stabilità di tutta la regione. Gli stessi comandi iracheni paventano una forte ondata di attentati suicidi e l’utilizzo di trappole bomba da parte dei jihadisti per fermare l’avanzata delle truppe di Baghdad supportate dalla coalizione internazionale a guida statunitense. Ma il vero rischio è che si crei una situazione di totale stallo, con il prodursi di una guerra di posizione le cui conseguenze sarebbero in primis i civili a dover pagare.

Falluja resta una delle città simbolo dell’Iraq, segnata dalla resistenza nel conflitto del 2003 e oggi da quello contro l’avanzata dell’Is, che ha preso il controllo della città nel gennaio 2014. E resta anche uno dei focolai del jihadismo di stampo sunnita. Nelle ultime ore — stando a quanto riferisce la stampa internazionale — avanguardie irachene sono riuscite a entrare nella città e a raggiungere i quartieri meridionali, in particolare quello di Naimyia, che dista circa cinquecento metri da Al-Shuhada. È proprio qui che l’Is avrebbe organizzato la resistenza più dura, con centinaia di guerriglieri pronti a combattere (il numero varia da 700 a 1500). Secondo gli analisti, la maggioranza dei jihadisti sono ex-baathisti, soldati e ufficiali del vecchio esercito di Saddam Hussein, ma c’è anche un gran numero di giovani locali. I portavoce del Governo del premier sciita Haider Al Abadi parlano anche di «50.000 civili rimasti in città e usati come scudi umani». Baghdad ha messo in campo circa 30.000 soldati. Forze che vedono la partecipazione — come ha tenuto a sottolineare il Governo iracheno — di tutte le componenti del Paese: sunniti, sciiti, gruppi tribali. L’offensiva lanciata dall’esercito iracheno conferma le difficoltà militari che sta incontrando l’Is, sotto pressione anche in alcune regioni della Siria e in Libia. Ciò nonostante, l’organizzazione appare ancora capace di rispondere con contrattacchi micidiali, come ha confermato la serie di attentati a Baghdad nelle ultime settimane. 

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