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Ore contate

· Non si sblocca lo stallo tra repubblicani e democratici nelle trattative sul budget ·

Scade oggi il termine ultimo per scongiurare la bancarotta dell’Amministrazione

Ennesimo stallo al termine della nuova riunione bipartisan tenutasi nella notte a Washington, e durata un’ottantina di minuti in tutto, per tentare di raggiungere in extremis un compromesso sulla legge di bilancio statunitense.

Il presidente americano Barack Obama, che ha partecipato al nuovo vertice insieme al vice presidente Joe Biden, ha affermato che nelle trattative qualche progresso è stato compiuto, ma non è ancora possibile nutrire «eccessivo ottimismo» circa la possibilità di arrivare a un accordo entro la scadenza prevista, oggi. In mancanza di un accordo, l'Amministrazione federale americana dovrebbe chiudere i battenti. Lo Stato senza soldi dovrebbe chiudere cassa lasciando senza fondi e senza stipendio larghe fette del settore statale. Ciò costringerebbe a rinviare pagamenti e stipendi, a fare licenziamenti e a ridurre servizi essenziali per le categorie più deboli (assistenza sanitaria, fondi per gli invalidi, indennità di disoccupazione). Circa 800.000 dipendenti pubblici rischiano il posto: saranno messi in congedo temporaneo.

Anche i leader della maggioranza nei due rami del Congresso, il repubblicano John Boehner per la Camera dei Rappresentanti e il democratico Harry Reid per il Senato, hanno premesso che sono state «ridotte le divergenze reciproche», ma si sono affrettati ad aggiungere che si è ancora ben lungi dall’aver trovato una conclusione positiva alla vicenda. Entrambi si sono peraltro impegnati a «continuare a lavorare per cercare di risolvere i dissidi rimanenti». Secondo quanto comunicato dalla Casa Bianca, a causa delle trattative sul deficit Obama è stato costretto a rinviare una visita ufficiale nell’Indiana per rimanere a Washington, e poter così seguire in prima persona gli sviluppi del confronto sul budget.

Nel frattempo la Camera dei Rappresentanti, controllata dai repubblicani all’opposizione del capogruppo John Boehner, ha approvato una mini-legge che permetterebbe di evitare per una settimana la sospensione di una serie di servizi pubblici. Obama ha minacciato il proprio veto alla legge in questione, essendo favorevole a una soluzione di carattere generale. Il provvedimento non dovrebbe comunque superare lo scoglio del Senato, controllato dai democratici al potere. «Resto fiducioso — ha spiegato il presidente Obama — sono certo che se lavoreremo seriamente saremo in grado di completare l’intesa ed evitare la sospensione dell’attività del Governo».

Il nodo centrale della vicenda sta nei tagli alla spesa pubblica, tasto su cui premono i repubblicani. A marzo il Gop è riuscito a far approvare un piano per una riduzione della spesa pubblica pari a sessantuno miliardi di dollari ripartiti un po’ in tutti i settori dell’amministrazione pubblica.

La finanziaria di Obama non fa sconti a nessuno: prevede misure per creare posti di lavoro e tagli a molti programmi federali, e saranno coinvolte anche la Nasa e il Pentagono. Tuttavia, non mancheranno investimenti importanti per lo studio, la ricerca e lo sviluppo. Sono previsti tagli ai sussidi energetici per i meno abbienti e il congelamento dei salari dei dipendenti pubblici. Saranno ridotte di diverse centinaia di milioni di dollari le risorse per il welfare. Tutto per portare entro due anni il deficit dall'attuale 10,9 per cento al sette. «Capisco la frustrazione della gente — ha dichiarato di recente il presidente — anche io sono frustrato nel vedere che numerosi americani sono ancora in difficoltà».

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25 agosto 2019

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