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Ora può cominciare il cammino

· Il briefing conclusivo dell’incontro ·

La Chiesa si è messa all’ascolto. E chiede collaborazione a tutti, nella consapevolezza di aver appena cominciato un cammino lungo e tortuoso. Che però sarà svolto tenendo a mente un concetto molto chiaro: mai più silenzi. Il briefing conclusivo dell’incontro sulla protezione dei minori è stato una sorta di «arrivederci a presto»: una sintesi di quattro giorni intensi ma anche una promessa.

A parlare, all’Augustinianum nel primo pomeriggio di domenica 24 febbraio, sono stati il cardinale Oswald Gracias, l’arcivescovo Charles J. Scicluna, la giornalista Valentina Alazraki, i gesuiti padre Federico Lombardi, moderatore dell’incontro, e padre Hans Zollner, e il prefetto del Dicastero per le comunicazioni, Paolo Ruffini. A moderare gli interventi il direttore “ad interim” della Sala stampa della Santa Sede, Alessando Gisotti, il quale nel prendere commiato dai giornalisti che hanno seguito l’incontro, ha voluto sottolineare la sua personale «esperienza di ascolto e conversione. Come padre — ha osservato Gisotti — devo dire che l’ascolto e la testimonianza delle vittime è qualcosa che non potrò mai dimenticare».

Padre Lombardi ha illustrato alcune misure concrete che saranno prese a breve (di cui riferiamo a parte) e ha sottolineato anche come «il discorso tenuto dal Papa ci ha dato un tono di lettura profondo, spirituale, teologico della lotta contro il male e le sue manifestazioni nel mondo». Anche Ruffini si è rivolto direttamente agli operatori dei media: «Grazie — ha detto — per il vostro lavoro anche quando è scomodo per noi, perché ci sprona a nostra volta a essere scomodi e veri. Questi giorni ci lasciano in eredità la consapevolezza del confine fra servizio e potere, del fatto che nessuno è perfetto e che è pericoloso pretendere di esserlo, cosa che nella Chiesa porta al clericalismo e nel giornalismo può portare alla sua degenerazione. La verità è un punto di arrivo che richiede coraggio e che non ammette né privilegi né pregiudizi. Chiede la presa d’atto che non ci può essere verità se tutti parlano e nessuno ascolta».

Per il cardinale Gracias si è trattato di un «incontro utile, necessario, giunto al momento giusto, grazie al quale ora tutto il mondo sta affrontando questo problema, che è una priorità della Chiesa ma che ora tutti condividono. C’è la consapevolezza che si tratta di un problema molto grave. E c’è l’impegno ad affrontarlo, anche se dobbiamo aspettare per vedere quali sono i passi concreti da prendere per far sparire completamente questo fenomeno. Devo dire che tutte le relazioni sono state di altissimo livello, ma quelle tenute dalle donne sono quelle che mi sono piaciute di più, perché ci hanno offerto un punto di vista diverso».

Fra queste c’era appunto Valentina Alazraki: «Mi era stato dato il tema della trasparenza. E devo dire che mi è stata data totale libertà; non è stato corretto nulla, neanche una virgola. È evidente che siamo di fronte a un grosso problema. I vescovi, comprensibilmente, si sentono accerchiati. Noi esercitiamo in effetti una grande pressione. Ma è possibile arrivare a una sorta di alleanza fra i giornalisti e la Chiesa se tutti collaborano».

È opinione comune che si sia ormai raggiunto un punto di non ritorno. Ha osservato monsignor Scicluna: «Una delle cose che mi ha colpito di più nel discorso conclusivo del Santo Padre è che da questo momento, sì, l’abuso dei minori è un crimine gravissimo ma lo è altrettanto l’insabbiamento. E non si può tornare indietro. In ultima analisi la cosa più importante è un cambiamento nel cuore. Questo è stato un pellegrinaggio molto breve, ma questo cambiamento di atteggiamento viene dall’ascolto delle vittime, fra le quali quello delle donne è stato molto importante. La Chiesa è madre e sposa. La voce delle donne è fondamentale. E rispetto all’informazione: noi dobbiamo ringraziare i giornalisti, perché, come Chiesa, abbiamo problemi di comunicazione all’interno ma anche all’esterno».

Padre Zollner ha sottolineato come questi giorni abbiano rappresentato «un salto qualitativo e quantitativo in un cammino che continuerà per decenni. Abbiamo fatto moltissima strada. Ho sentito che molte persone hanno avvertito una trasformazione. Ciò è accaduto attraverso la preghiera e la condivisione. Ma il momento più importante è stato l’ascolto delle vittime che i vescovi hanno fatto nelle loro diocesi». Ci vuole tempo, però. Perché, ha spiegato, «la Chiesa è come una grande nave e per fargli cambiare direzione occorre molta energia».

Nelle domande conclusive dei giornalisti, nel corso del briefing, si sono affrontate alcune questioni concrete. Nel rispondere a una di queste, monsignor Scicluna ha spiegato che, a proposito delle conseguenze sul ministero sacerdotale per alcune sentenze già emesse a carico di sacerdoti, «nei casi in cui c’è stata già una sentenza civile dovrà seguire un processo canonico, che in alcuni Stati non è possibile effettuare contemporaneamente. Allo stesso tempo però bisogna proteggere l’innocenza dei nostri bambini. I vescovi non considerano solo il processo o la condanna. La rimozione dal ministero sacerdotale, anche prima delle sentenze, non deve essere vista come punizione, ma come protezione dal gregge». E riguardo al segreto pontificio, istituto di cui si è parlato nei giorni scorsi: «Il segreto pontificio è garanzia della libertà della Chiesa ma soprattutto fra i casi di abusi sessuali non è necessario. Non è un valore assoluto. Si può trattare su questo argomento». E ha aggiunto «Ci sono aspettative legittime. Capisco la frustrazione. Ma per esempio, se il Papa ci ha dato 21 punti sui quali riflettere, in un gruppo linguistico ne sono stati elaborati altrettanti. Dobbiamo mettere insieme tutto questo materiale. Ma è già importante dare delle linee guida: in alcuni casi passati i vescovi non avevano proprio idea di cosa fare».

di Marco Bellizi

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23 agosto 2019

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