Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Opportunità lette come problemi

· Confessioni religiose e Unione europea ·

Il tema della condizione giuridica delle confessioni religiose nel diritto dell’Unione Europea ha assunto rilievo soprattutto in tempi recenti. Come è noto, infatti, il Trattato di Lisbona del 2009 (art. 17) riconosce «l’identità e il contributo specifico» di Chiese, associazioni e comunità religiose, come pure di organizzazioni filosofiche e non confessionali. Al contempo, prevede che l’Unione mantenga con esse «un dialogo aperto, trasparente e regolare». Lo stesso Trattato impegna l’Unione a rispettare e a non pregiudicare lo “status” di cui le Chiese e le comunità religiose godono nel diritto nazionale degli Stati membri.

Tali importanti disposizioni aprono, però, la strada a molti interrogativi. Qual è la portata di tale riconoscimento nel rapporto tra diritto comunitario e diritto dei singoli Stati, e alla luce del principio di sussidiarietà? Quali sono le modalità, i tempi, i soggetti legittimati, e l’oggetto del dialogo strutturato tra Chiese e Unione? E soprattutto, quali sono il ruolo e il significato, e quali gli spazi concreti, della presenza di Chiese e comunità religiose nell’attuale contesto europeo?

A tali complesse questioni è dedicato un recente volume — Le confessioni religiose nel diritto dell’Unione Europea , a cura di Laura De Gregorio (Bologna, Il Mulino, 2012, collana «Religione e società») — che raccoglie gli esiti di un’ampia ricerca, i cui primi risultati sono stati presentati a Roma nell’ottobre del 2010, in un convegno internazionale promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, su impulso di Giorgio Feliciani.

Nella prima parte dell’opera, si riflette su questioni di carattere generale, dal controverso tema del primato dell’ordinamento comunitario sui diritti nazionali (Mirabelli), alle competenze dell’Unione in materia religiosa (Puza), all’interpretazione delle citate clausole del Trattato di Lisbona (Margiotta Broglio).

Un secondo gruppo di contributi presenta il ruolo di vari organismi e rappresentanti della Chiesa Cattolica a livello europeo: si tratta del Consiglio delle conferenze dei vescovi d’Europa (Da Cunha), della Commissione degli Episcopati. della Comunità Europea (Mazurkiewicz), dell’osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa (Giordano). In tale ambito, si analizza anche l’azione svolta dalla Conferenza delle Chiese europee (KEK), che rappresenta le comunità protestanti e ortodosse, nell’attuazione del Trattato di Lisbona (Long).

L’ultima parte del volume contiene riflessioni su specifiche materie, rispetto alle quali chiese e comunità religiose si dimostrano, per diverse ragioni, particolarmente sensibili. Ci si riferisce agli enti religiosi (Rivella) e alle organizzazioni non profit (Perrone), ai profili laburistici (Corti) e tributari (Miccinesi), alla scuola (Cardia) e ai beni culturali (Frigo), al matrimonio (Marano).

Significativa attenzione è dedicata anche al tema dei cosiddetti “nuovi diritti” o “diritti di ultima generazione”, concernenti soprattutto la bioetica, che chiamano in causa la questione “antropologica”, e rischiano, nella loro versione libertaria, di cadere in una “degenerazione utopistica”, e di presentarsi come diritti “senza limiti” di ordine giuridico e morale (Cartabia).

In definitiva, l’opera si segnala per la varietà e ricchezza di contributi, e soprattutto per l’originalità dell’approccio multidisciplinare a un tema sempre più oggetto di attenzione da parte delle confessioni religiose in generale, e della Chiesa cattolica in particolare. Infatti, come sottolineato dal segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone nel messaggio augurale ai partecipanti al convegno, la comunità ecclesiale deve prendere atto che, alle autorità nazionali e regionali, si affianca come importante interlocutore «quel soggetto che è l’Europa unita, al cui sorgere e crescere la Santa Sede ha sempre guardato con attenzione», e a cui la Chiesa «ha offerto un notevole contributo».

In tal senso, guardando all’orizzonte che ci attende, l’Europa non può e non deve rinunciare all’apporto del cattolicesimo e delle altre confessioni religiose, poiché, come ha chiaramente affermato Benedetto XVI nel suo recente viaggio nel Regno Unito, la religione «non è un problema da risolvere, ma un fattore che contribuisce in modo vitale al dibattito pubblico», e devono tenersi nel giusto conto «non solo i diritti dei credenti alla libertà di coscienza e di religione, ma anche il ruolo legittimo della religione nella sfera pubblica».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE