Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Opportunità
da cogliere

· ​Le sfide per la Chiesa in Francia ·

Spesso in Francia ci si chiede se i cattolici siano o meno una minoranza. Nei sondaggi o nelle inchieste la maggioranza di cittadini si dice ancora cattolica. Molto dipende dal modo in cui viene posta la domanda. In realtà la maggior parte di coloro che rispondono così non mette piede in una chiesa da molto tempo e non è detto che abbia l’intenzione di farlo in un futuro prossimo. Andrebbe quindi fatta un’analisi più approfondita.

Personalmente ritengo che i cattolici francesi, qualunque sia il loro numero, non possono offrirsi il “confort” di essere una minoranza da proteggere, perché portano in sé gran parte dell’«anima della Francia». La Chiesa cattolica non ha fatto la Francia; la Francia è una costruzione politica e culturale. Ma la Chiesa cattolica nel corso dei secoli è stata l’interlocutore sempre presente, a volte consenziente, a volte dissenziente, a volte complice, della costruzione della Francia. La grandezza della cattolicità consiste anche nell’accettare di portare in sé tutta la storia, quella che ci piace e quella che non ci piace. Per avanzare lungo questo cammino, occorre capire che la Francia è sempre stata più diversa di quanto i francesi pensino o sentano. L’islam aggiunge una complicazione in più. Credo che in un paese come il nostro siamo di fronte a una duplice sfida: l’islam può alimentare rapporti di fraternità, anche nella gelosia o nella competizione, senza puntare necessariamente ad assorbire tutti? L’islam può alimentare l’esperienza della libertà nella dignità personale, che è la cosa migliore che si vive nei nostri paesi e che è la qualità principale dei cattolici ferventi?

Alla Chiesa cattolica in Francia però si presenta una difficoltà concreta. Infatti l’immensa e magnifica eredità dei secoli passati ci rende responsabili di molteplici edifici: chiese, conventi, ospedali… che non abbiamo né i mezzi per mantenere né le forze per farli vivere, tanto più che non tutti gli elementi di questo patrimonio si trovano necessariamente nelle regioni al momento più attive. La legge di separazione tra Chiese e Stato, così com’è stata applicata alla Chiesa cattolica, ci beneficia in quanto la proprietà degli edifici costruiti prima del 1905 e la loro conservazione dipendono dai comuni o dallo Stato, ma lo Stato e i comuni oggi faticano a occuparsene.

È sempre deprimente vedere una chiesa che non viene più utilizzata, sembra un segno di morte, ma a volte la vita si è trasferita altrove e il peso del passato non ci lascia completa libertà per scegliere i nostri luoghi di celebrazione. Da alcuni anni disponiamo tuttavia di una nuova risorsa con un’intensità nuova: la presenza di cristiani e persino di cattolici d’Oriente. Credo che questo fatto sia un dono di cattolicità più grande. La cattolicità non è la latinità. Noi dobbiamo prendere di più dalle Chiese d’Oriente stabilitesi tra noi. Già soprattutto nel periodo tra le due guerre mondiali, la teologia e la spiritualità russe, ma anche quelle delle Chiese orientali cattoliche o non cattoliche, hanno contribuito al rinnovamento della teologia latina. Oggi ci si può aspettare un arricchimento ancora più grande.

di Eric de Moulins-Beaufort

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

12 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE