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Opere che restano

· Videomessaggio del Papa per l’Aiuto alla Chiesa che soffre ·

«Voglio esortare tutti gli uomini e le donne di buona volontà di tutto il mondo a realizzare in ogni città, in ogni diocesi, in ogni associazione un’opera di misericordia». È l’appello lanciato dal Papa il 3 aprile scorso, domenica della divina misericordia, durante l’incontro con i rappresentanti di Aiuto alla Chiesa che soffre. E anche nella mattina di venerdì 17 Francesco ha ricevuto una delegazione della fondazione pontificia, guidata dal cardinale Mauro Piacenza, presidente internazionale, e dal segretario generale Philipp Ozores. «Noi uomini e donne — ha affermato Francesco in un videomessaggio registrato in spagnolo — abbiamo bisogno della misericordia di Dio, ma abbiamo anche bisogno della nostra misericordia. Abbiamo bisogno di tenderci la mano, di accarezzarci, di prenderci cura l’uno dell’altro e di non fare così tante guerre».

«Ho qui davanti a me — sono le parole del Papa — il dossier preparato da Aiuto alla Chiesa che soffre, che è un’opera pontificia, per realizzare opere di misericordia in tutto il mondo. Affido ad Aiuto alla Chiesa che soffre questo compito e confido che lo porterà avanti nello spirito ereditato da padre Werenfried van Straaten che, a suo tempo, ebbe la visione di realizzare nel mondo questi gesti di vicinanza, di prossimità, di bontà, di amore e di misericordia».

«E per questo invito tutti voi — ha esortato Francesco nel videomessaggio — a realizzare in tutto il mondo, insieme ad Aiuto alla Chiesa che soffre, opere di misericordia che siano durature, una struttura per le innumerevoli necessità che ci sono oggi nel mondo». «Vi ringrazio per tutto quello che fate — ha concluso il Papa — e non abbiate paura della misericordia: la misericordia è la carezza di Dio».

In risposta a questo appello, l’Aiuto alla Chiesa che soffre ha lanciato una serie di progetti concreti e duraturi. E così venerdì 17 è stata avviata la campagna «Be God’s mercy» («Sii la misericordia di Dio») che si concluderà il 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi. I progetti, è stato spiegato in una conferenza stampa nella sede della Radio vaticana, riguardano soprattutto «la pastorale carceraria, i centri di riabilitazione, gli aiuti ai rifugiati e il sostegno a chi ha subito violenze, in particolare donne e bambini». È fondamentale, però, anzitutto «risvegliare la coscienza del mondo»: rientra in questa missione anche la visita del vescovo di Carpi, monsignor Francesco Gravina, nel Kurdistan iracheno con una donazione del Papa per sostenere la clinica St. Joseph charity che assiste quasi tremila rifugiati al mese. A parlarne è stato il sacerdote caldeo don Imas Gargees che, dopo gli studi a Roma, a fine mese tornerà in Kurdistan per aiutare la sua gente. Inoltre, l’arcivescovo di Lahore, monsignor Sebastian Shaw, ha parlato di «misericordia e speranza» nel difficile contesto del Pakistan, tra violenze e persecuzione.

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10 dicembre 2019

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