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Onorificenza al segretario
del Comitato superiore
per l’attuazione
del Documento
sulla Fratellanza

· Conferita dal sostituto della Segreteria di Stato ·

A otto mesi esatti dalla firma ad Abu Dhabi, lo scorso 4 febbraio, del Documento sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune, il giudice egiziano Mohamed Mahmoud Abdel Salam è stato insignito della distinzione pontificia di Commendatore con placca dell’Ordine piano, come riconoscimento per il suo ruolo «nella lunga fase preparatoria» della dichiarazione. È stato l’arcivescovo Edgar Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato, a presiedere stamane, venerdì 4 ottobre, nel Palazzo apostolico vaticano, la cerimonia di conferimento dell’onorificenza al segretario musulmano del Comitato Superiore per raggiungere gli obiettivi contenuti nel Documento sulla Fratellanza umana, il quale è stato consigliere del Grande imam di Al Azhar, Al-Tayyib.

Presieduto dal cardinale eletto Miguel Ángel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, il Comitato è composto da otto membri — in rappresentanza del cattolicesimo, dell’islam e dell’ebraismo — tra i quali monsignor Yoannis Lahzi Gaid, segretario particolare del Santo Padre. Alla presenza del Comitato quasi al completo e di altre personalità dell’Egitto, l’arcivescovo Peña Parra ha sottolineato come la dichiarazione di Abu Dhabi sia destinata a costituire «una pietra miliare e un autentico punto di riferimento nel dialogo interreligioso e, in modo speciale, nelle relazioni tra cristiani e musulmani».

Soprattutto «in un tempo in cui non mancano tensioni e conflitti», ha aggiunto il sostituto, il Documento «rappresenta un importante passo sulla via della pace e della convivenza pacifica tra i popoli, oggi troppo spesso messi in discussione da un mondo in frantumi». Con il pensiero rivolto «al dramma moderno della “terza guerra mondiale a pezzi”, della persecuzione dei fedeli da parte di diverse forme di integralismo radicale, della negazione della dignità della persona», l’arcivescovo Peña Parra ha definito «un gesto forte» l’aver additato «ogni forma di violenza come una violazione del nome di Dio, come un atto contrario alla dignità umana». Quindi ha rilanciato la necessità «di adottare la cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta, e la conoscenza reciproca come metodo e criterio, per la risoluzione di ogni conflitto», invitando a «riflettere sulle varie ingiustizie ed emarginazioni che sono spesso la causa di tante tensioni», così come lo sono anche «quell’insaziabile desiderio di avidità e quella vana superbia che fanno perdere di vista la radicale uguaglianza tra tutti gli uomini». Da qui il senso dell’onorificenza per Mohamed Mahmoud Abdel Salam perché — ha spiegato — «al Santo Padre non è sfuggito il lavoro solerte e silenzioso compiuto nel tessere quelle proficue relazioni e nel compiere quei passi» che hanno portato alla sottoscrizione del Documento.

Il giudice da parte sua ha parlato della realizzazione di «un sogno» divenuto «una realtà per il futuro», un vero «lume di speranza per tutta la gioventù del mondo arabo e islamico», resa possibile grazie alla «collaborazione creativa» e alla «sincera fratellanza» tra Francesco e Al-Tayyib, alleati nel «formulare una nuova costruzione sociale fondata sulla mutua conoscenza e non sull’opposizione». Infatti, ha chiarito, «hanno creduto che lasciare le cose così come stavano avrebbe solo accresciuto le divisioni».

Mohamed Mahmoud Abdel Salam ha quindi esteso i propri ringraziamenti, oltre ai due leader religiosi, anche allo sceicco degli Emirati Arabi Uniti, «mecenate» della Dichiarazione, all’università sunnita cairota di Al Azhar e ai propri genitori. Chiamando accanto a sé monsignor Gaid, ha parlato delle rispettive mamme, semplici donne egiziane molto credenti che, pur professando fedi diverse, pregano per le persone di altre religioni.

A «L’Osservatore Romano» ha espresso la soddisfazione del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso il presidente Ayuso Guixot, che ha definito l’onorificenza «un mattone in più nella costruzione di relazioni stabili» perché, ha aggiunto, «abbiamo bisogno del contributo di persone di buona volontà per attuare i principi del Documento». E ha annunciato che domani, sabato 5, il Comitato superiore torna a riunirsi in Vaticano.

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