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Ondata di proteste
in tutto il paese

· Ventinove morti e centinaia di feriti e dispersi ·

Corteo a Managua  (Epa)

Ventinove persone sono morte in Nicaragua nelle proteste contro la riforma previdenziale avanzata e poi ritirata dal presidente Daniel Ortega. Si contano inoltre centinaia di feriti e almeno sessanta dispersi, mentre duecento manifestanti sono stati arrestati. Le cifre sono state fornite da Marcos Carmona, responsabile della Commissione permanente per i diritti umani (Cpsh) nel paese, che ha parlato con i giornalisti davanti al carcere El Chipote a Managua, la capitale, dove decine di persone reclamavano la liberazione di familiari fermati durante le proteste.

All’origine delle proteste c’è la riforma previdenziale di Ortega che aumenterebbe i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro per dare stabilità finanziaria al sistema pensionistico. Gli scontri, iniziati mercoledì scorso, si sono concentrati a Managua e nei centri vicini: i manifestanti hanno tirato pietre e appiccato incendi e la polizia ha risposto con proiettile di gomma e gas lacrimogeni.

Un episodio testimonia la violenza degli scontri: la morte in diretta di Angel Gahona, giornalista che stava documentando le proteste. Il reporter si trovava a Bluefields, sulla costa caraibica meridionale, e mentre filmava con il cellulare l'assalto a un bancomat, è stato raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco. Inoltre, ieri due persone sono morte durante un’irruzione delle forze di sicurezza nella sede dell’Università Politicnica (Upoli) di Managua. Gli studenti hanno puntato il dito contro gli agenti, mostrando bossoli di proiettili. La polizia ha respinto ogni accusa.

Silvio José Báez Ortega, vescovo ausiliare della capitale nicaraguense, ha dichiarato che dopo giorni di protesta di piazza «non ci sono le condizioni» per una trattativa con il governo di Ortega.

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