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Ondata di attentati a Homs

· Decine le vittime tra cui il capo dell’intelligence siriana mentre all’Onu si condanna l’uso di armi chimiche ·

In Siria, alla delusione per gli scarsi risultati raggiunti nei negoziati dei giorni scorsi a Ginevra si aggiunge oggi l’orrore per la notizia di devastanti attentati. Più di trenta persone sono morte in una catena di attacchi suicidi compiuti questa mattina a Homs, nella Siria centrale. L’esatta dinamica dei fatti, al momento, non è chiara. La televisione statale siriana parla di «sei attentatori suicidi» mentre Al Jazeera riferisce di «numerosi attentati» contro sedi dei servizi di sicurezza nel centro cittadino.

Homs è la terza città della Siria. È sotto il controllo del governo di Damasco dal maggio 2014, quando i ribelli lasciarono il centro a seguito di un accordo di tregua raggiunto con la mediazione dell’Onu. Tuttavia da allora si sono registrati diversi attentati: 64 persone morirono lo scorso anno.

Uno dei siti degli attentati che hanno colpito Homs (Epa)

Le ultime notizie riferiscono che in uno degli attentati sarebbe morto anche il capo dell’intelligence militare, il generale Hassanm Daaboul. Fonti militari confermano che gli attentati hanno preso di mira soprattutto i quartier generali delle forze dell’ordine e i servizi segreti militari e civili. L’attacco non è stato rivendicato. I maggiori sospetti sono sul gruppo jihadista Hayat Al Tahir Al Sham, legato ad Al Qaeda, che ha inglobato altri gruppi ribelli nelle province di Idlib, Hama e anche Homs. Dopo la sconfitta ad Aleppo i jihadisti hanno intensificato le operazioni ad Hama e nella parte settentrionale della provincia di Homs ma questa sarebbe la prima volta che riescono a colpire il capoluogo, segno che sono riusciti a infiltrare di nuovo cellule nella città vecchia, da sempre roccaforte islamista.

Nella parte orientale della provincia, che comprende anche il distretto di Palmira e i maggiori giacimenti di petrolio e gas della Sira, è invece presente il cosiddetto stato islamico (Is), che però è ancora sulla difensiva dopo il blitz che li ha portati a dicembre a riconquistare Palmira.

Ieri la Turchia ha annunciato che la città di Al Bab, nel nord della Siria, è stata completamente liberata dalla presenza dei jihadisti.

L’annuncio della riconquista di Al Bab è giunto poco dopo altri due gravi attentati suicidi: una prima autobomba ha provocato oltre sessanta morti nella località di Soussiane, a nordest di Al Bab. Poco dopo due soldati turchi sono stati uccisi in un attacco kamikaze all’ingresso di Al Bab; le vittime dell’esplosione sono state in tutto otto.

Nel frattempo, ieri il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto una riunione sull’uso di armi chimiche nel conflitto siriano. I Quindici hanno ricevuto il rapporto di Kim Won-soo, alto rappresentante dell’Onu per il disarmo, e di Virginia Gamba, capo del meccanismo investigativo sulle armi chimiche in Siria. Nel corso del colloquio i Quindici hanno ribadito la ferma condanna all’uso delle armi chimiche ovunque e in qualunque circostanza. Le atrocità commesse in Siria — hanno detto i rappresentanti del consiglio — «sono inaccettabili». Ogni sforzo «deve essere intrapreso per prevenire l’uso di armi chimiche, salvaguardare il sistema internazionale di non-proliferazione e individuare i responsabili».

Sul piano umanitario, il sottosegretario dell’Onu agli aiuti, Stephen O’Brien, ha evidenziato come, malgrado la riduzione della violenza grazie al cessate il fuoco (nelle zone dove non si combatte contro l’Is), la situazione in cui vive la popolazione rimane grave, con i due terzi in condizioni di povertà estrema. Per questo, ha detto O’Brien, gli occhi dei siriani sono puntati sulla ripresa dei colloqui di Ginevra, nella speranza che portino «risultati tangibili anche per alleviare le sofferenze dei civili».

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