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Ondata di arresti
in Turchia

· Obama condanna il tentato golpe e auspica che i responsabili siano perseguiti rispettando lo stato di diritto ·

A cinque giorni dal fallito colpo di Stato, il giro di vite del presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, su golpisti e oppositori si arricchisce di nuovi capitoli. Finora sono finite in carcere più di 9.300 persone tra militari (oltre 6.000, tra cui 118 tra generali, anche dell’aeronautica, e ammiragli e 1.350 ufficiali), magistrati (1.500 tra procuratori e giudici) e agenti di polizia.

Agente delle forze speciali turche presidia un palazzo ad Ankara (Ap)

Numeri confermati dal vice primo ministro, Numan Kurtulmuş. Ma in realtà, l'azione del Governo è molto più vasta. In totale sono oltre 28.000 i funzionari pubblici e i dipendenti ministeriali che sono stati sospesi o licenziati. Una cifra che si somma al ritiro di ben 21.000 abilitazioni all’insegnamento. Ieri il ministro dell’Istruzione ha sollevato dall’incarico 1.577 rettori e presidi di facoltà, cui si aggiungono 15.000 tra insegnanti e professori, costretti alle dimissioni. Licenza ritirata anche per altre migliaia di persone che lavorano in fondazioni universitaria private. Sono tutti indistintamente accusati di avere legami con l’ex imam Fetullah Gülen, ritenuto dalle autorità turche il mandante del tentato golpe della scorsa settimana. A fare le spese della linea dura del presidente sono anche i dipendenti della presidenza del consiglio: 257 funzionari sono stati licenziati e privati dei documenti e del badge di ingresso. Tra i più colpiti, il ministero dell’Interno, dove 8.777 persone sono state allontanate dal proprio ufficio e private del proprio incarico. La resa dei conti non ha risparmiato nemmeno il ministero delle Politiche sociali e familiari, dove 393 tra funzionari e dipendenti sono stati silurati e neanche il direttivo degli Affari religiosi, dove tre muftì, un capo dipartimento e un consigliere sono tra i 492 che hanno perso il posto. Ieri sera, intanto, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha chiamato al telefono Erdoğan, esprimendo condanna per il tentato golpe di venerdì scorso, ma anche auspicando che i responsabili siano perseguiti rispettando la democrazia e lo stato di diritto.

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20 settembre 2019

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