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Odisseo il complicato

· Nella prima traduzione inglese del poema curata da una donna ·

La letteratura inglese si fregia ora di una primizia: sarà presto nelle librerie del Regno Unito la prima traduzione dell’Odissea curata da una donna, Emily Wilson, docente di studi classici all’università della Pennsylvania. 

John William Waterhouse, «Ulisse e le sirene» (1891, particolare)

La prima traduzione dei versi di Omero nella lingua di Shakespeare risale al 1614-1615, realizzata dal drammaturgo e poeta George Chapman. Da allora sono state fatte più di sessanta traduzioni, sempre ad opera di uomini, anche particolarmente illustri, dal filosofo Thomas Hobbes (1672) allo scrittore, nonché agente segreto e archeologo, Thomas Edward Lawrence, passato alla storia come Lawrence d’Arabia (1932). Nel dare notizia di un avvenimento che segna «una tappa importante lungo il cammino delle patrie lettere», il Guardian di sabato 9 rileva che la traduzione di Wilson ha una musicalità soave e fascinosa che «solo una donna» poteva tessere.
Un’osservazione che richiama le accese diatribe riguardanti «l’eccesso di mascolinità» che invece avrebbe reso pesanti e paludose precedenti traduzioni — inficiandone l’impianto linguistico — del testo omerico che, nell’originale greco, spicca proprio per fluidità e armonia.
L’esametro di Omero, definito da Aristotele «il più grave e nobile dei metri», viene piegato alle ancor più agili cadenze del pentametro giambico, vale a dire il verso classico della poesia inglese, prediletto da Marlowe, Shakespeare, Donne e Keats. L’obiettivo di Wilson è stato quello di realizzare una traduzione chiara e trasparente, di facile fruizione, evitando, al tempo stesso, di semplificare, banalizzandoli, certi complessi giri di frase o epiteti cari a Omero. Al riguardo merita una citazione particolare il termine polutropos riferito a Odisseo. Nella traduzione italiana viene comunemente tradotto “dal multiforme ingegno”; Wilson ha optato per la parola complicated, che non significa solo “complicato”, ma attinge alla parola latina plico per risalire al termine inglese to fold, ovvero “piegare, ripiegare”, indicando così l’eclettismo e la versalità della mente del protagonista messo di fronte a una miriade di pericoli, avventure e peripezie. Ed è proprio grazie al fatto di essere complicated che Odisseo riuscirà a sopravvivere a tutte le insidie e a far ritorno alla sua Itaca.
Non è comunque la prima volta che l’Odissea viene tradotta da una donna. Basti pensare alla studiosa francese Anne Lefebvre che si cimentò nell’impresa nel xvii secolo. L’ispirazione per tale traduzione scaturì dalla sua passione per l’antichità, convinta che solo a partire dai tesori culturali in essa custoditi è possibile favorire il progresso delle lettere e del sapere in generale. E la stessa Lefebvre, meglio conosciuta all’epoca come madame Dacier, non si limitò alla traduzione dell’Odissesa, ma curò, con eguale passione e competenza, anche quella dell’Iliade. Il suo lavoro fu molto apprezzato dai contemporanei, tanto che lo stesso Montesquieu acquistò alcune copie delle due traduzioni, da lui utilizzate successivamente come base per volgere in francese i versi dell’amato Omero. 

di Gabriele Nicolò

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15 novembre 2019

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