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Oltre l’ostpolitik

· Nel processo di reciproca comprensione tra Santa Sede e Repubblica popolare cinese ·

Pubblichiamo un estratto dal volume «L’Accordo tra Santa Sede e Cina. I cattolici cinesi tra passato e futuro» (Città del Vaticano, Urbaniana University Press, 2019, pagine 261, euro 30) a cura di Agostino Giovagnoli ed Elisa Giunipero, con prefazione del cardinale Pietro Parolin.

Da parte della Santa Sede, la Cina è stata considerata a lungo come un caso di politica orientale particolarmente difficile […] L’idea di un confronto antitetico tra cattolicesimo e comunismo ha dominato l’orizzonte dei rapporti sino-vaticani per decenni e, secondo la visione di alcuni esponenti di minoranza, continua a dominarli. Certamente il comunismo nella specifica versione cinese ha segnato a fondo la storia di questo paese, ma è necessario un supplemento di analisi per non cadere negli stereotipi utilizzati in passato per i paesi europei oltre la cortina di ferro. La logica dello scontro può danneggiare anziché sostenere la realtà religiosa cinese, che indubbiamente soffre di restrizioni nella sua libertà di espressione, ma può essere osservata in una prospettiva nuova […]

La piccola, ma significativa, presenza cattolica in Cina s’inserisce in un orizzonte secolare di pluralismo religioso, in cui erano abituali le appartenenze multiple a varie religioni e la pratica di differenti culti da parte delle stesse persone. Siamo lontani da una concezione “esclusivista” della fede religiosa, qual è quella cristiana o islamica o ebraica. Bisogna tenerne conto. Va poi in qualche modo ridimensionata la percezione che la politica anti-religiosa cinese sia legata solo all’ideologia comunista, e alla sua applicazione pratica: va ricordato come l’atteggiamento dello Stato verso le religioni e il cristianesimo si sia stratificato in modo complesso nei secoli. C’è un’eredità dell’era imperiale, caratterizzata dal controllo statale sull’attività religiosa […] che tende a classificare e sorvegliare le attività religiose. Segue il periodo, nella prima metà del XX secolo, della Cina repubblicana, che pretende di definire i contorni dell’attività religiosa: viene introdotta la nozione di religione, a partire proprio dal cristianesimo, con il tentativo di regolare e istituzionalizzare i culti e il sentimento religioso in forme definite, a detrimento dei culti domestici o dei templi locali. C’è poi la realtà delle riforme dagli anni Ottanta, che conducono a forme di apertura pragmatica verso il vissuto religioso e le istituzioni a questo connesse. Il governo comunista ha giocato un suo ruolo originale, ma si è anche collocato in continuità con le precedenti eredità […]

Giovanni Paolo II avrebbe voluto provare a stabilire nuovi rapporti e due episodi, negli ultimi anni del suo pontificato, sono, a mio avviso, particolarmente emblematici. La decisione di canonizzare i martiri cinesi, il 1° ottobre 2000, proprio nel giorno della festa nazionale della Repubblica popolare cinese, era stata percepita dal governo cinese come una ingerenza e provocato una grande irritazione. La data, per i complessi meccanismi vaticani, non era stato possibile spostarla, ma Giovanni Paolo II si preoccupò molto dell’“incidente”. Per questo, volle inviare diversi messaggi di stima alla Cina che, però, non furono sufficienti a evitare la crisi […] Il secondo episodio risale al 2004. Il Papa, già gravemente ammalato, ricevette una delegazione di intellettuali cinesi che lo invitava ad andare in Cina. Seppure affaticato e ripiegato, si risvegliò da quello che sembrava uno stato di torpore e accolse subito l’invito con parole entusiaste […]

La maturazione di nuove linee di analisi avviene in un contesto nuovo, creato dalla Lettera ai cattolici cinesi inviata da Benedetto XVI nel 2007. Sono passati più di dieci anni da quel documento che rappresenta una pietra miliare del dialogo con la Cina. In questo periodo, però, per alcuni settori cattolici, la questione cinese è rimasta legata alla difesa dell’identità della Chiesa. Una politica di negoziato significherebbe tradire questa storia sofferta, rinnegando i martiri, confondendo i fedeli. La contrapposizione cattolica alla Cina ha rappresentato un simbolo per l’Occidente, a volte con un uso politico delle vicende, su scenari che non avevano niente a che vedere con quelli cinesi. A questa sensibilità aderisce la figura del cardinale Zen […] La lettera di Benedetto XVI […] proponeva […] la ricerca dell’accordo con il governo, per arrivare alla nomina dei vescovi. La Santa Sede, in particolare con monsignor Pietro Parolin, aveva proceduto in un negoziato in tal senso, fino al 2009 […] Questa stagione si interruppe bruscamente con il trasferimento di Parolin come nunzio in Venezuela, il 17 agosto del 2009. Da allora, attorno alla questione cinese, si crearono numerosi equivoci che, a tutt’oggi, non è possibile dipanare con chiarezza, ma che sicuramente influirono molto negativamente sui dirigenti cinesi, che, a loro volta, presero misure ostili alla Chiesa […]

Il nuovo pontificato, quello di Francesco, ha inizio nel marzo 2013, in questo contesto complesso. Il Papa non è un diplomatico, né intende riprendere il filo di una politica orientale, di tipo classico. Non condivide la necessità di una contrapposizione con la Cina, né considera un “principio non negoziabile”, l’opposizione al governo di Pechino. Dopo pochi mesi dall’inizio del pontificato, Bergoglio richiama a Roma monsignor Parolin e lo nomina segretario di Stato, dando così un segnale inequivocabile ai cinesi che stimavano il diplomatico vaticano, cui si doveva il tentativo di realizzare l’accordo con la Cina. Tuttavia, in una situazione così intricata, al cardinale Parolin è chiaro fin da subito, che non vi sarebbe stata una svolta improvvisa o un facile raggiungimento di risultati.

Le novità sono evidenti: Francesco, primo Papa a sorvolare la Cina nel 2014, coglie l’occasione, mentre manda il messaggio al presidente cinese, per esprimere, ai giornalisti del volo papale, la sua visione in linea con la lettera del 2007 e i tentativi di negoziato del 2009: «Noi rispettiamo il popolo cinese; soltanto, la Chiesa chiede libertà per la sua missione, per il suo lavoro; nessun’altra condizione […]».

Con Bergoglio, scompare ogni ideologizzazione dei rapporti con la Cina. La Cina viene considerata come una realtà concreta, con una sua storia particolare, non come un sistema ideologico. Questo comporta anche una sdrammatizzazione della questione cinese, senza semplificazioni da parte della Santa Sede che segue con attenzione e puntualità le vicende dei fedeli cinesi. Nel 2015, in una conferenza stampa in aereo, il Papa afferma: «Mi piacerebbe tanto andare in Cina. Amo il popolo cinese, gli voglio bene e mi auguro che ci siano le possibilità di avere buoni rapporti. Abbiamo contatti, parliamo. Per me visitare un paese amico come la Cina, che ha tanta cultura e tanta possibilità di fare del bene, sarebbe una gioia». La Cina, per il Papa, diventa un paese amico: non più un nemico con cui negoziare, ma una realtà con cui comprendersi, dando per scontata l’amicizia.

Nella visione multipolare della Santa Sede, d’altronde, la Cina è un elemento di grande rilievo nello scacchiere della pace. La diplomazia vaticana è ben consapevole del ruolo da essa assunto non solo in Asia, ma sui mercati mondiali, in Europa e in Africa. Con la Cina bisogna avere un rapporto realistico e positivo su ampi scenari, non solo per garantire la tranquillità della Chiesa cattolica nel paese. Al tempo stesso, non si tratta di sacrificare i cattolici cinesi sull’altare degli interessi internazionali o della ragion di Stato (come alcuni settori sostengono), ma di inquadrare i problemi nelle loro reali dimensioni […]

Francesco, nell’Evangelii gaudium, esprime la sua visione, che riguarda anche i rapporti con la Cina: «Il tempo è superiore allo spazio. Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone» […] bisogna sperare nell’accelerazione dei processi storici iniziati, anche se ciò che conta — come dice Papa Francesco — è aver innescato un processo positivo di comprensione mutua tra Santa Sede e Cina.

di Andrea Riccardi

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22 settembre 2019

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