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Oltre le barriere

· Il film documentario «Elsewhere-Altrove» ·

Per crescere un bambino ci vuole l’intero villaggio, secondo un noto proverbio africano. Ma a un adolescente occorre molto di più. Una città può non bastare. Simone Brescianini si accorge che qualcosa lo attrae oltre la sua Milano e decide di buttarsi nel suo primo viaggio all’estero. Affetto da sindrome di Down, il protagonista del cortometraggio Elsewhere-Altrove è anche altro dalla propria disabilità: la sua determinazione ad avventurarsi “on the road” è meravigliosa parabola di una generazione che, tra incertezze e timori, ha il mondo a portata di mano. Scritto da Mauro Melgrati e diretto da Cesare Cicarini, il documentario, dopo aver vinto il primo premio nella categoria «International Short Film» al Bluenose-Ability Film Festival 2015 di Halifax (Canada) ed essere stato selezionato sia al Together Film Festival di Londra sia al WeCare Film Festival di New Deli, arriva in questi giorni in Italia. 

Il protagonista Simone Brescianini

Lo scrive Sergio Massironi aggiungendo che a Milano, per l’anteprima assoluta nel nostro Paese, in sala c’era anche Sergio Astori, docente all’Università Cattolica. Da sette anni accompagna Simone e la sua famiglia come psichiatra referente dell’Équipe adulti dell’Associazione persone e genitori con sindrome di Down (Agpd) onlus. Ci racconta, anzitutto, l’emozione del pubblico: «È stata, in particolare, la voce rotta dall’imbarazzo di un’altra ventenne con Trisomia 21, Silvia, ad ammutolire per qualche secondo gli spettatori, nel dibattito successivo alla proiezione: “Simone, ti faccio i complimenti! Hai rappresentato una vita grande! Bravo. Però una domanda: come fai ad accettare tutto questo? Per me non è affatto così facile”». Dopo il sentito applauso per Silvia dell’intero CineTeatro San Carlo, Simone attacca deciso: «È mia sorella Rachele che mi ha insegnato come si fa. Mi ha detto: tu non ti devi vergognare di quello che sei. E così ho fatto. Sono così, e l’ho accettato».

Professor Astori, lei conosce la famiglia Brescianini da molti anni. Che cosa significa per tutti una vicenda tanto personale? Che effetto le ha fatto ripercorre una storia vera sul grande schermo?

Per me è stato un po’ come “riavvolgere il film” dei lunghi anni trascorsi accanto ai protagonisti. La coraggiosa domanda di Silvia e la determinata risposta di Simone rinviano davvero “altrove”, oltre i pregiudizi e le barriere mentali che fanno confondere una definizione medica con una condanna esistenziale. Il cortometraggio mostra prima Simone nella vita di tutti i giorni, mentre è intento e scrupoloso nel suo lavoro di addetto alle camere di un elegante hotel nella metropoli lombarda, e poi alle prese con un viaggio da raccontare. Un giovane che sfida tutti i cliché sulla sindrome di Down: il pregiudizio secondo cui chi ha una tale variante cromosomica sia fuori dalla realtà, non sia interessato a imparare, non abbia energie per vivere intensamente, una sorta di fanciullo imprigionato in un corpo da grande.

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22 agosto 2018

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