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Oltre la retorica

· Le celebrazioni in Italia per la giornata della memoria ·

«Affinché la Memoria non sia soltanto retorica è indispensabile rafforzare l’incontro e la conoscenza reciproca tra i diversi popoli e le diverse culture. In questo senso ebrei e cattolici sono chiamati a una sfida ineludibile: rinnovare ogni giorno un comune impegno civile, crescere insieme nel dialogo e nel rispetto dell’altrui dignità». 

Con queste parole, in una dichiarazione rilasciata al nostro giornale, il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), Renzo Gattegna, ha illustrato il senso della giornata della memoria delle vittime della Shoah, che ricorre oggi, nell’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio del 1945. «La Memoria – ha aggiunto – non può e non deve essere un impegno astratto, ma il consolidamento di una consapevolezza storica che contribuisca alla costruzione di società sempre più libere, democratiche e plurali».

Un messaggio rilanciato da Gattegna anche nel discorso tenuto oggi durante le celebrazioni per la giornata della memoria in Quirinale, alla presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «In queste giornate — ha detto Gattegna — oltre a ricordare la Shoah vicenda terribile e indimenticabile, oltre a tentare di narrare fatti inenarrabili, ci assale e ci tormenta un interrogativo che difficilmente potrà trovare una risposta plausibile e convincente. Questo grande interrogativo è “perché?”». Una domanda che interpella credenti e non credenti. «Sarebbe una colpevole indulgenza definire e liquidare la più grande tragedia della storia dell’umanità come un caso di follia collettiva» ha spiegato Gattegna. «L’arte svolge una funzione determinante nella conservazione della Memoria e di questo avremo una dimostrazione questa sera all’Auditorium del Parco della Musica con il concerto “I violini della speranza” del violinista israeliano Shlomo Mintz, che si esibirà insieme ad altri musicisti con gli strumenti salvati dalla Shoah, nelle modalità più incredibili, con le storie più sofferte ed emozionanti».

E proprio in occasione del concerto al Parco della Musica sarà letta una lettera scritta da Papa Francesco al rabbino Abraham Skorka per esprimere vicinanza al popolo ebraico. Nel testo il Papa auspica che chiunque ascolterà il concerto «possa immedesimarsi in quelle lacrime storiche, che oggi giungono a noi attraverso i violini, e senta forte il desiderio di impegnarsi perché mai più si ripetano tali orrori, che costituiscono una vergogna per l’umanità».

Sul valore del ricordo della Shoah è intervenuto anche l’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Zion Evrony, che, in una dichiarazione al nostro giornale, ha detto: «In questo giorno ricordiamo i sei milioni di ebrei, un terzo del popolo ebraico, che sono stati uccisi dai nazisti per un solo motivo: erano ebrei. È importante mantenere vivo il ricordo affinché tali orrori non si ripetano».

Le celebrazioni per la giornata della memoria arrivano a poco più di quarantotto ore di distanza dagli ignobili episodi avvenuti a Roma, dove tre teste di maiale sono state recapitate alla sinagoga, all’ambasciata israeliana e al museo di Roma in Trastevere, che in questi giorni ospita una mostra sulla cultura ebraica. Provocazioni inqualificabili accompagnate dalla comparsa di scritte antisemite su molti muri della Capitale.

Immediata la reazione del ministero degli Esteri israeliano, che ha definito l’episodio «un incidente intollerabile e brutale». È sorprendente — ha detto il portavoce del ministero Ygal Palmor — «che questo fatto sia accaduto a Roma; è sicuramente un incidente isolato. Ma questo non vuol dire che sia meno offensivo. Non può essere tollerato». Il portavoce ha poi aggiunto: «Non ci aspettavamo simili incidenti; abbiamo piena fiducia nella polizia e nel fatto che saprà fare piena luce, assicurando alla giustizia i colpevoli».

Numerosi i messaggi di solidarietà alla comunità ebraica. Il presidente Napolitano ha auspicato che gli autori di questi gesti «possano essere rapidamente individuati». Sono infatti autori — ha aggiunto il capo dello Stato — di un insulto ripugnante e «non hanno nulla a che vedere con la Roma e i romani che per sentimento umano e civile, consapevolezza democratica, educazione e cultura, sono fraternamente accanto agli uomini e donne di origine e religione ebraica, stringendosi a essi in un abbraccio di solidarietà e in un impegno di lotta rigorosa contro ogni forma di antisemitismo». Le armi della cultura e dell’istruzione – ha poi detto Napolitano – «vanno privilegiate per opporsi al negazionismo».

Il presidente del Consiglio dei ministri italiano, Enrico Letta, ha parlato di azioni «oltraggiose», auspicando che non venga «mai abbassata la guardia». Letta ha anche avuto un colloquio con il presidente della comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, secondo il quale si è trattato di «disgustose provocazioni».

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