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Per superare
la logica dell’emergenza

· Rapporto del Centro Astalli su rifugiati e richiedenti asilo ·

«Come si può evitare che persone che hanno diritto alla protezione siano costrette a viaggiare in condizioni tanto rischiose e costose?». È la domanda, non nuova, ma ancora purtroppo «senza risposta», con cui il presidente dell’associazione Centro Astalli, il gesuita Giovanni La Manna, ha riproposto il tema cruciale dell’immigrazione, in particolare di quella riguardante i rifugiati e i richiedenti asilo, ricordando le ricorrenti tragedie al largo di Lampedusa e, più in generale, nel Mediterraneo.

Lo ha fatto presentando i dati dell’annuale rapporto della struttura di assistenza, gestita dal Servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia, in cui, nel corso del 2013, sono state accolte 21.000 persone (37.000 se si considerano anche le altre sette sedi territoriali). Il rapporto, sin dalla copertina, non può prescindere dal ricordare con riconoscenza la visita che il 10 settembre scorso Papa Francesco ha compiuto allo stesso Centro Astalli. Una visita — ha sottolineato padre La Manna — che «ha riempito tutti noi di speranza e di fiducia» e ha avuto il merito di avere avviato, soprattutto attraverso la collaborazione con alcune comunità religiose, «una via nuova per sperimentare l’ospitalità nelle forme più adatte alle necessità».

Oltre a rappresentare, con cifre e commenti statistici, il lavoro di un anno, il rapporto del Centro Astalli ha anche l’obiettivo di fornire una lettura ragionata di quanto accaduto nel mondo dei rifugiati. Nel 2013 le domande di asilo presentate in Italia sono state 27.830, con un incremento del 60 per cento rispetto al 2012. In tal senso, «fa pensare» il significativo scarto tra persone sbarcate sulle coste italiane nel corso dell’anno (42.925) e le richieste d’asilo presentate. Un altro dato che fa riflettere è la differenza tra il numero dei richiedenti asilo siriani in Italia (appena 695) e quello registrato in Paesi del nord Europa come la Svezia (16.317) e la Germania (11.851). «Questi dati dicono che chi cerca protezione è ben consapevole della difficoltà del contesto italiano e cerca in ogni modo un’altra destinazione». Anche perché in Italia «il sistema di accoglienza è rimasto improntato a una logica emergenziale».

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