Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Oltre la cruna dell’ego

· ​Una riflessione sui danni provocati dal narcisismo ·

Nel 1979, in un saggio divenuto ben presto celebre, Jean-François Lyotard indicava tra le caratteristiche fondamentali della condizione postmoderna, da un lato, la crisi della metafisica, dall’altro, l’incredulità rispetto alle metanarrazioni che avevano caratterizzato l’età moderna e avevano consentito la legittimazione della cultura e del sapere. Nel suo ultimo libro, La cruna dell’ego. Uscire dal monoteismo del sé (Milano, Vita e Pensiero, 2017, pagine 146, euro 15), il teologo Pierangelo Sequeri mostra, con un’analisi acuta e raffinata, che oggi le cose stanno un po’ diversamente da come pensava Lyotard quasi quarant’anni fa. 

Neve, «Narcisus» (2014)

È vero che i grandi racconti della modernità hanno perso la loro forza propulsiva, ma è altrettanto indubitabile che sono stati sostituiti da ideologie, o per meglio dire da vere e proprie false «mitologie del progresso», che si propongono di liberare l’uomo dalle tenebre dell’irrazionale, consentendogli la piena realizzazione dell’assoggettamento del mondo e della signoria sull’esistente. Conviviamo così con l’epica neo-illuministica, che esalta la funzione della scienza e della tecnica; con l’epica neo-liberista, fondata sul primato dell’economia rispetto all’azione politica; e con l’epica neo-romantica, che garantisce il raggiungimento del benessere fisico e psichico a tutti i costi, senza considerare gli effetti collaterali per il prossimo e per il creato. Queste narrazioni non più fanno appello al tempo lungo e conflittuale della storia, ma a quello circoscritto e accattivante delle pubblicità televisive, degli spot, utilizzando la suggestione delle immagini e degli idoli al posto dei discorsi e delle argomentazioni articolate.
Al centro di queste nuove narrazioni sta la figura di Narciso, che per Sequeri incarna perfettamente le contraddizioni dell’oggi e che ha di fatto sostituito il Prometeo di marxiana memoria. Mentre quest’ultimo aveva ancora la forza di ribellarsi agli dèi in nome degli uomini, Narciso è completamente ripiegato su se stesso, indifferente tanto agli uni quanto agli altri. Tuttavia, al di là dell’apparente innocenza e apatia che lo caratterizzano, Narciso è particolarmente insidioso perché mette in discussione sia i principi della socialità sia la possibilità di un’autodeterminazione dell’uomo, di una valorizzazione dei suoi talenti.
Narciso coincide allora con la decostruzione radicale della società, con il godimento distruttivo e autodistruttivo, con il rifugio estremo capace di sedurre soprattutto le giovani generazioni, attratte dalle dipendenze, dal gregarismo e dal conformismo. Attraverso Narciso la libertà è infatti pensata come superamento di tutti i vincoli interpersonali e l’uguaglianza è definita a partire da questa autoreferenzialità. Paradossalmente non ne discende una visione pacificata dei rapporti tra gli uomini, ma una conflittualità diffusa tra monadi, rappresentanti di una negatività assoluta e ostili verso tutto ciò che è anche semplicemente sospettato di trascendere la dimensione individuale.
Ne consegue anche un atteggiamento diffidente verso ogni forma di logos e di nomos comune, considerati semplicemente come ostacoli al soddisfacimento di desideri ritenuti legittimi, e la riduzione della sfera politica a espressione interessata e strumentale della potenza individuale, a centro di regolazione dei contrasti e conseguentemente a luogo di contenimento di eventuali danni verso i singoli. In quest’ottica, la politica si limita a gestire e organizzare la realtà, schiacciata da una parte dalla burocratizzazione delle procedure della rappresentanza e del governo, dall’altra, dalla logica mercantile dell’economia finanziaria. La dignità morale dell’uomo concreto è perciò annullata sotto la pressione dell’anonimia degli apparati burocratici e il dispiegamento tecnocratico dei dispositivi economici, che soffocano ogni residua speranza umanistica.
Quali soluzioni esistono di fronte a questo individualismo autoreferenziale, in cui l’idolatria impedisce la manifestazione del sacro? Non si tratta per Sequeri di formulare in modo nuovo una critica del soggetto moderno, come pure a lungo e da più parti si è tentato di fare a partire dall’epoca postcartesiana né di sacrificare completamente se stessi a favore di un “Altro” immaginario e astratto, ma di rivalutare anzitutto la dimensione autentica del dono, che si realizza appieno soltanto nella relazione affettiva. Non sono infatti importanti i beni materiali che vengono scambiati, quanto il “bene” che viene donato, ovvero quella benevolenza reciproca che rende possibile la fiducia e la confidenza. Il dono fonda così il legame sociale e a sua volta la ricomposizione su basi solide dell’ordine degli affetti consente di edificare la vera città dell’uomo.
Anche qui bisogna guardarsi da derive rovinose, tese a utilizzare il dono per indurre al consumo inutile, per marcare le differenze socioeconomiche tra donatore e ricevente o ancora per agire al di fuori dei confini della legalità. In tutti questi casi il dono non è più un’apertura disinteressata, ma è ridotto ora a incentivo e premio, ora a ricatto e corruzione. Il recupero del significato più profondo della donazione deve allora andare di pari passo con la ripresa di una delle grandi novità introdotte dal cristianesimo, ovvero il riconoscimento dell’amore per il prossimo come amore verso Dio, in cui non c’è spazio per interpretazioni narcisistiche del senso e dell’essere.
La domanda che l’uomo deve avere il coraggio di porsi, sottolinea Sequeri, non è «chi sono io?», destinata soltanto a produrre frustrazione e disperazione, ma «per chi sono, io?», che apre alla curiosità e alla generatività. Anche la politica deve fare la sua parte, difendendo le istituzioni dell’umano, ovvero quell’insieme di tecniche che definiscono l’esistenza umana in quanto tale, a cominciare dal linguaggio, dalla bellezza, dalla cultura e dal pensiero, presupposti della convivenza civile. Il compito della fede cristiana è poi quanto mai cruciale. Grazie alle sue «provocazioni» — incarnate soprattutto dal riconoscimento degli errori che commettiamo quotidianamente e dalla speranza nel perdono reciproco, al di là del risentimento — il cristianesimo può infatti offrire un contributo decisivo per liberare l’uomo contemporaneo dalla gabbia del monoteismo del sé.

di Giovanni Cerro

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE