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Oltre i confini confessionali

· Maria Caterina Kasper ·

Per Caterina Kasper, religiosa tedesca vissuta nel diciannovesimo secolo, non esistevano confini confessionali nell’amore del prossimo, nel lavoro educativo e nella cura dei malati.

Uno dei disegni della serie realizzata per i 150 anni di missione in America delle Povere ancelle di Gesù Cristo raffigurante la fondatrice e le prime consorelle che distribuiscono i pasti ai poveri

Nata il 26 maggio 1820 a Dernbach, nel Westerwald, all’epoca diocesi di Trier, ora di Limburg, era la settima dei numerosi figli di una famiglia di contadini. Qui imparò a conoscere molto presto la grande miseria della popolazione rurale: il suolo era povero, il clima rigido, i raccolti scarsi. In questa situazione, ben presto l’obiettivo di Caterina divenne quello di attenuare la miseria fisica e spirituale delle persone che la circondavano, attraverso un aiuto attivo. Accanto all’impegno personale, ritenne che fondare un’associazione potesse essere una via per raggiungere l’obiettivo. «Il fine della nostra associazione — spiegò — è la diffusione della virtù attraverso l’esempio, l’insegnamento e la preghiera». E così il 15 agosto 1851 Caterina e quattro sue compagne emisero i voti a Wirges, dinanzi al vescovo. L’anno dopo, in occasione dei primi esercizi, le giovani donne ricevettero i nomi religiosi e da allora Caterina venne chiamata madre Maria. Era nato l’istituto delle Povere ancelle di Gesù Cristo.

Fino alla morte ella vide nel vescovo Peter Joseph Blum il vero direttore della comunità, cercando la sua approvazione in tutte le cose importanti. Non lo faceva per scaricare le proprie responsabilità. Piuttosto, si sforzava di creare una base adeguata perché si potesse formare un giudizio, fornendogli dettagliatamente tutte le informazioni necessarie. Solo alla fine di tale processo obbediva alla decisione del presule; e questo perché vedeva in lui un accompagnatore spirituale, che come pastore l’assisteva quando si trattava di discernere la volontà di Dio.

Il 1° giugno 1870 l’opera divenne, con l’approvazione degli statuti, una comunità di diritto pontificio. Nell’ampliarla la superiora generale non agiva secondo un piano predefinito, bensì procedeva a fondare nuove case solo quando veniva invitata a farlo. Già nel 1855 le Povere ancelle si erano diffuse al di fuori dei confini diocesani, con la prima casa nell’arcidiocesi di Colonia. Le preoccupazioni e le fatiche di Maria Caterina si moltiplicarono di pari passo con la crescita della famiglia religiosa. Sino alla fine ignorò completamente se stessa e visse solo per il Signore e per la propria opera. Tutto era per lei in rapporto con «la santa volontà di Dio». E quando morì, il 2 febbraio 1898, vi erano 1725 religiose operanti in 193 case, di cui 152 in Germania, 28 in America, dove le suore si dedicarono in particolare all’accoglienza dei migranti tedeschi, 4 in Olanda, 2 in Inghilterra e 7 in Boemia.

Ma madre Maria non diede mai importanza alla crescita personale e a quella territoriale dell’istituto. Ciò che per lei contava, lo riassunse in una lettera: «Vorrei tanto vedere che si agisce e si lavora con serenità, umiltà e semplicemente con tranquillità nella santa vocazione, in pace e armonia anzitutto per la nostra santificazione, perché solo questo ci qualifica per poter collaborare alla salvezza del prossimo, al bene e al dolore altrui». Così esprime ancora una volta chiaramente ciò che ancor prima della fondazione aveva eletto a programma di quella che allora era la sua associazione.

Caterina in molte cose era in anticipo sui tempi. Per lei, già nel diciannovesimo secolo non esistevano confini confessionali; con grande naturalezza intratteneva rapporti di amicizia e di dialogo con rappresentanti di altre religioni e perfino con atei. Anche il suo legame con la natura e i suoi doni la mostra come una persona che ancora oggi può essere una guida. Essa potrebbe benissimo far parte di un moderno movimento ambientalista, e allo stesso modo potrebbe far certamente parte anche di qualche movimento pacifista del presente. Esemplari e significativi per le persone del nostro secolo sono anche la sua gratitudine e la sua sconfinata fiducia nel Signore. «Ringraziamo sempre il buon Dio. Niente viene a caso, tutto viene dall’Altissimo», amava ripetere.

Quasi ancor più importante, oggi, è riconoscere la sconfinata fiducia in Dio di Caterina. Il 27 febbraio 1853 informando il vescovo Blum sulla situazione delle persone della sua congregazione spiega: «Adesso ci sono tutte le novizie. Hanno un grande zelo... Tra novizie e sorelle siamo 20, con i bambini e tutti insieme, 38. Non si preoccupi che potremmo non avere di cui vivere, poiché non è colpa mia e nemmeno sua. Se lui li conduce qui, allora dobbiamo avere fiducia che non faccia mancare nemmeno le cose più essenziali, o che se anche per una volta dovessero mancare, possiamo tranquillamente sopportarlo». Se ci si domanda se la donna semplice del Westerwald vissuta nell’Ottocento possa ancora dire qualcosa a noi oggi, basterebbe il riferimento alla sua fiducia in Dio per dare una risposta convincente.

Caterina Kasper è stata beatificata da Paolo VIil 16 aprile 1978.

di Gottfriedis Amend
Suora delle Povere ancelle di Gesù Cristo

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