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Oltre cinquemila soldati al confine
tra Stati Uniti e Messico

· ​Inviati da Trump per fermare la carovana di migranti dall’Honduras ·

Gli Stati Uniti hanno annunciato che invieranno oltre cinquemila soldati «per proteggere il confine con il Messico». Un dispiegamento di forze molto più ampio del previsto voluto dal presidente, Donald Trump, a poco più di una settimana dalle cruciali elezioni di midterm (6 novembre).

Carovana di migranti al confine tra Messico e Guatemala (Afp)

Il dispiegamento creerà una forza di servizio attivo paragonabile per dimensioni al contingente militare statunitense in Iraq e avrà il compito di fermare la carovana di migranti che sta attraversando il Messico verso gli Stati Uniti. Il generale Terrence O’Shaughnessy, capo del comando nord degli Stati Uniti, ha detto che 800 soldati statunitensi sono già in viaggio verso il confine con il Texas mentre altri sono diretti verso i confini in California e Arizona. «Il presidente ha chiarito che la sicurezza delle frontiere è la sicurezza nazionale» ha detto O’Shaughnessy.

Nel commentare la decisione, Trump ha usato toni molto duri. «Questa è un’invasione del nostro paese e il nostro esercito vi sta aspettando!» ha scritto il presidente in un tweet. «Costruiremo intere città di tendopoli, installeremo tende ovunque, costruiremo strutture, spenderemo centinaia di milioni di dollari. Qui i migranti aspetteranno l'esito delle loro richieste di asilo e se non ne avranno diritto se ne andranno» ha detto il capo della Casa Bianca durante un’intervista a Fox News. Trump ha poi ricordato che la maggioranza delle richieste d’asilo, circa l’ottanta per cento provenienti dall’America centrale, sono respinte. E ha ribadito che tra i migranti ci sono «molti membri di bande e delinquenti: non li lasceremo entrare». La mossa di inviare molti più soldati di quanto previsto è stata interpretata dalla maggior parte degli analisti politici come un chiaro messaggio di Trump al proprio elettorato. Un modo per ricompattare i consensi in vista dell’appuntamento elettorale, dove è in gioco il controllo del congresso.

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