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Oltre cento morti nella Repubblica Centrafricana

· Non regge il cessate il fuoco concordato dalle milizie rivali ·

Oltre 100 persone sono morte nell'ultima ondata di scontri armati tra milizie rivali nella città di Bria, a circa 500 chilometri dalla capitale della Repubblica Centrafricana, Bangui. Si tratta dell’ennesimo episodio di violenza in un paese da anni segnato da instabilità e conflitti consumati nel silenzio e nell’indifferenza del mondo. È stato il sindaco di Bria, Maurice Belikoussou, insieme al parroco, Gildas Gbenai, a fornire il numero delle vittime delle violenze, scoppiate a poche ore dalla firma a Roma di un cessate il fuoco tra il governo del presidente, Faustin-Archange Touadéra, e i rappresentanti di tredici gruppi armati. Un’intesa che avrebbe nel suo primo punto proprio il rispetto del cessate il fuoco su tutto il territorio nazionale. La Repubblica Centrafricana, paese ricco di uranio e diamanti, ma tra i più poveri al mondo, è travagliata da un lungo e sanguinoso conflitto — iniziato nel dicembre del 2012 e tuttora in corso — che ha provocato numerose vittime, soprattutto civili inermi, e indicibili sofferenze per decine di migliaia di profughi. Una delle ragioni profonde di questo conflitto è legato ad aspetti etnici, religiosi e culturali. L’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha espresso forte preoccupazione per il clima di instabilità e per le ripetute violenze. Da metà giugno, oltre 15.000 persone hanno abbandonato le loro case per fuggire dagli scontri armati e cercare rifugio in Ciad e Camerun. A ricordare al mondo quanto sta accadendo c'è anche un rapporto dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). Secondo il documento, in 9.000 si sono rifugiati in Ciad, poco più della metà in Camerun, mentre di molti altri non si hanno notizie. Una fuga disperata., che non sembra destinata ad esaurirsi presto. I profughi hanno raggiunto a piedi o a dorso di muli i paesi vicini, che già ospitano decine di migliaia di rifugiati scappati nei mesi scorsi, e molti altri sono in cammino nella stessa direzione.  

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23 novembre 2019

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