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Oltre 2600 cadaveri trovati in fosse comuni a Raqqa

· La maggioranza sono donne e bambini trucidati dai jihadisti dell’Is ·

Operatori mettono in salvo resti umani recuperati dalle fosse comuni a Raqqa

Un nuovo orrore firmato dai jihadisti in Siria. Oltre 2600 cadaveri, la maggior parte donne e bambini, sono stati ritrovati in diverse fosse comuni nell’area della città di Raqqa, un tempo considerata roccaforte del sedicente stato islamico (Is), poi riconquistata dalle forze curde supportate dalla coalizione internazionale a guida statunitense. A riferirlo è stato ieri il portale di notizie curdo-iracheno Basnews, che cita un funzionario del comitato per la ricostruzione presso il Consiglio civile di Raqqa, Abdallah Al Aryan. Il funzionario ha dichiarato al portale che i cadaveri sono stati trovati in varie fosse comuni, «come quella dello stadio Al Rashid, quella dello zoo, quella del quartiere di Al Badou e della vecchia moschea». In quest’ultimo sito in particolare «abbiamo concluso oggi i lavori» ha detto Aryan, precisando che qui sono state rinvenute le spoglie di 94 persone di cui «68 civili identificati e riconsegnati alle famiglie, mentre altri 26 restano di identità ignota e saranno quindi sepolti in luoghi destinati a questo». Ma restano ancora altri siti da controllare, come la fossa comune della zona detta “Panorama”, «dove a causa delle mine al momento non è possibile scavare» ha spiegato Aryan. Dal canto suo, Mustafa Khalil, un attivista, ha spiegato a Basnews che «le sorti di centinaia di civili curdi, per la maggior parte originari di Kobane e Tel Abyad, nel Kurdistan siriano, rapiti dall’Is quattro anni fa, restano ignote fino a oggi».

Sembra tenere, intanto, la tregua nell’area di Idlib. Della situazione generale della regione hanno discusso ieri il presidente russo, Vladimir Putin, e il cancelliere tedesco, Angela Merkel, in un colloquio telefonico. Entrambi i leader hanno espresso sostegno alla proposta di una soluzione pacifica della crisi siriana, sottolineando la necessità di riprendere i negoziati tra le parti sotto l’egida dell’Onu.

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17 settembre 2019

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