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Ogni vita
ha valore

· ​Preti-coraggio contro gli omicidi impuniti nelle Filippine ·

«Pasqua è la festa che celebra la vita, la vittoria della vita sulla morte. Noi cristiani siamo il popolo della vita e nelle Filippine continueremo a difendere e a promuovere ogni vita, ogni essere umano, contro ogni attacco e ogni tentativo di svilire l’esistenza dell’uomo, in special modo se povero, vulnerabile, emarginato». Padre Albert Alejo, gesuita filippino, docente di antropologia, sociologia e teologia all’Ateneo di Manila, prestigiosa università della Compagnia di Gesù, rilancia, nel tempo di Pasqua, il coraggio di quanti, nella comunità cattolica, si prendono cura delle vittime delle esecuzioni extragiudiziali che, da circa tre anni, destano forte preoccupazione e allarme nella società.

Sono molte le famiglie, soprattutto tra le fasce più povere della popolazione, colpite dalla cosiddetta “crociata contro la droga”, una campagna di lotta ai trafficanti e spacciatori, lanciata dal presidente della Repubblica, Rodrigo Duterte, per contrastare la criminalità organizzata ma che è finita per alimentare nella nazione un clima di giustizialismo e impunità. Oltre alle operazioni ufficiali di polizia, che compie raid nelle periferie delle grandi città, vi sono squadroni non identificati di cosiddetti “vigilantes” che — secondo organizzazioni non governative e gruppi della società civile — compiono esecuzioni extragiudiziali, uccidendo in modo indiscriminato individui, anche minorenni, solo perché sospettati di essere coinvolti nello spaccio di droga o dei semplici consumatori.

Alejo è uno di quei preti-coraggio che hanno continuato a denunciare ingiustizie e omicidi impuniti: per questo il gesuita e altri due sacerdoti, padre Robert Reyes e padre Flavie Villanueva, hanno ricevuto minacce di morte. In una nazione dove, dall’autunno 2017, tre religiosi sono stati uccisi da uomini armati non identificati, questi avvertimenti meritano grande attenzione. A «L’Osservatore Romano» il gesuita spiega che «come Chiesa noi chiediamo la fine di ogni violenza predicando un approccio diverso per risolvere il problema della droga: una soluzione che riconosca e rispetti il valore della vita, cercando strade per la riabilitazione dei tossicodipendenti». Al cuore dell’appello «c’è l’urgenza di riconoscere e apprezzare il valore della dignità umana, che racchiude gli elementi essenziali della moralità cristiana ma anche della cultura filippina».

Risuona nelle parole e nelle azioni di padre Alejo l’invito che l’arcivescovo di Manila, cardinale Luis Antonio G. Tagle, ha pronunciato in cattedrale durante la veglia pasquale: «Siamo chiamati ad accogliere il potere dell’amore riversato sull’umanità da Cristo risorto, diffondendo semi di speranza nel nostro paese», segnato da povertà, disoccupazione, emarginazione, incitamento all’odio, false accuse, uccisioni extragiudiziali, corruzione e traffico di esseri umani. Sono, questi, tutti fenomeni che rappresentano autentiche piaghe sociali. «L’amore non è una parola vuota ma uno stile di vita che consiste nell’accorgersi, incontrare e curare altre persone. È lo stile di vita di Gesù, crocifisso e risorto, di chi resta convinto che la luce vincerà sempre le tenebre», ha aggiunto Tagle. Prende le mosse proprio dalla nuova vita, donata dalla risurrezione di Cristo, l’impegno di Alejo, il quale guida gruppi di discussione e sensibilizzazione tra i giovani e tra i banchi dell’università, insegnando ad analizzare i problemi che affliggono la società filippina.

Il gesuita ha operato a livello pastorale anche sull’isola di Mindanao, nel sud delle Filippine, con gruppi di lavoratori, agricoltori, pescatori e comunità indigene, nonché con comunità musulmane che lì vivono. Con loro ha contribuito a mettere in moto e a far progredire il processo di pace che è giunto a un risultato importante: l’approvazione della legge fondamentale Bangsamoro da parte del parlamento filippino, provvedimento che ha istituito la nuova regione autonoma, foriero di una pace da tutti auspicata.

Oggi padre Alejo è impegnato nel processo che prepara le elezioni di medio termine, in calendario il 13 maggio. La Chiesa è direttamente coinvolta per garantire «un voto responsabile», dato che un apposito organismo, il consiglio pastorale parrocchiale per la votazione responsabile, sta reclutando volontari per svolgere la sua missione di controllo durante la tornata elettorale. Il consiglio, accreditato ufficialmente dalla commissione governativa per le elezioni, contribuirà, grazie a 300.000 tra osservatori e volontari, «a garantire elezioni trasparenti e pacifiche». Anche attraverso l’impegno per la buona politica — conclude Alejo — si annunciano il Vangelo e la carità di Cristo.

di Paolo Affatato

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11 novembre 2019

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